Operazioni sospette della Lega. L’ex banchiere vuota il sacco. In Procura il teste parla di movimentazioni illogiche. E Bankitalia chiede accertamenti

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Piuttosto che segnalare all’anticorruzione le operazioni anomale effettuate dai commercialisti vicini alla Lega, l’ex direttore della filiale Ubi di Seriate, Marco Ghilardi, preferiva nasconderle sotto il tappeto. Insabbiature volontarie come ha spiegato lo stesso manager, sentito in qualità di testimone dai pubblici ministeri di Milano, coordinati dal Procuratore Francesco Greco, secondo cui si è trattato di “operazioni prive di valide ragioni economiche che, aldilà degli importi, non mi è capitato di vedere in tutta la mia carriera. E ho lavorato in banca quasi trent’anni”. Eppure nonostante gli fosse più che evidente che ci fosse del torbido, l’ex direttore ha scelto deliberatamente di non muovere un dito in virtù della sua amicizia con Alberto Di Rubba.

CHIUDERE UN OCCHIO. A rivelare l’incredibile motivazione è stato involontariamente lo stesso manager nell’intercettazione del 21 maggio scorso quando parla con il commercialista vicino alla Lega per tentare di esporre le sue giustificazioni per le mancate segnalazioni di una serie di operazioni sospette rilevate sui conti di società collegate priorio a Di Rubba e all’altro revisore del Carroccio, Andrea Manzoni. Omissioni per le quali proprio in quel periodo il bancario era chiamato a difendersi da contestazioni disciplinari che, come noto, porteranno al suo licenziamento. Al telefono Ghilardi è a dir poco preoccupato per il suo futuro professionale tanto che prima afferma che “la banca non ha perso un centesimo, io non ho preso un soldo, l’ho fatto solo per amicizia e in buona fede” e dopo inizia a leggere all’amico Di Rubba tutte le contestazioni che l’istituto gli ha fatto.

“Perché a 50 anni dove caz.. vado? (…) chi caz.. mi assume? (…) allora lì dovrò contare ancora su di te o su qualcuno” taglia corto l’ex direttore di filiale. Il riferimento, secondo l’accusa, sarebbe proprio ad esponenti del Carroccio che, in qualche modo, sarebbero in debito con Ghilardi. A parere della Procura di Milano ciò emergerebbe con chiarezza dall’analisi dell’intercettazione del giorno successivo in cui è il commericalista Manzoni a parlare con un avvocato che all’epoca dei fatti assisteva l’ex direttore Ghilardi. A quest’ultimo il fiscalista racconta: “Hanno fatto adesso una contestazione disciplinare di (…) non so quante pagine (…) tutto legato a noi per il discorso Lega”.

Ma è dal verbale del 22 luglio, giorno in cui Ghilardi è stato sentito come testimone dai magistrati, che spuntano anche ulteriori rivelazioni su cui ora vogliono vederci chiaro gli inquirenti. In quell’occasione, infatti, l’allora manager ha parlato anche di “giri di soldi tramite la fondazione Più voci”, ossia l’associazione di cui era legale rappresentante il tesoriere della Lega Giulio Centemero, sui cui conti “sono transitati anche bonifici di importo significativo”. Non solo. Ghilardi, deciso a raccontare tutto quel che sa sulle vicende oggetto degli accertamenti dei magistrati, ha tenuto anche a spiegare che “Di Rubba mi aveva chiesto di aprire il conto di Radio Padania e delle associazioni regionali della Lega”. Si tratta delle famose operazioni che, come emerso nei giorni scorsi, non sono andate in porto perché, come spiegato ancora una volta da Ghilardi, non erano ben viste ai piani alti dell’istituto di credito in quanto si trattava di conti intestati ad associazioni legate a doppio filo con la politica.

Nuove segnalazioni contro i fiscalisti di fiducia del Carroccio

Stai a vedere che l’acquisto dell’immobile di Cormano non è che la punta dell’iceberg. A pensarla così sono i pubblici ministeri di Milano, coordinati dal procuratore Francesco Greco, che, convinti di aver già solide prove sulla compravendita gonfiata, in queste ore si stanno concentrando sempre più sulla ricerca dei presunti fondi neri del Carroccio. Del resto col procedere dell’inchiesta, recentemente sul tavolo dei pm sono letteralmente piovute segnalazioni provenienti dal mondo bancario su presunte operazioni sospette tra alcuni imprenditori e il Carroccio o società riconducibili ai commercialisti di fiducia del movimento. Stando a quanto trapela in queste ore frenetiche, alcune di queste sono arrivate alla Guardia di Finanza attraverso l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia di Bankitalia e risalirebbero allo scorso agosto mentre altre sono state inviate direttamente da diversi istituti agli inquirenti e riguarderebbero periodi antecedenti.

Segnalazioni che saranno oggetto di accurati approfondimenti e che probabilmente sono state effettuate dopo che l’inchiesta sulla Lombardia film commission ha sfiorato l’ex direttore di banca, Marco Ghilieri rimasto senza lavoro per una serie di favori fatti ai tre professionisti indagati. Proprio l’ex capo della filiale Ubi ha parlato di “movimenti registrati sui conti” di due società riconducibili ai contabili del Carroccio, ossia la Sdc e lo Studio Cld, e di “numerosi accrediti da Lega Nord sempre con la medesima causale saldo fattura”. Non solo. Stando a quanto appurato dai pm, anche il conto personale di Manzoni avrebbe beneficiato di questi accrediti e, curiosamente, tutti recavano la stessa causale.

GLI INTERROGATORI. Quel che è certo è che l’indagine continua ad accelerare e ciò fa pensare che presto potranno esserci novità. Nel frattempo ieri è stato il giorno dell’atteso interrogatorio, davanti al gip, dell’ex presidente della Lombardia film commission e direttore amministrativo al Senato per Lega, Alberto D Rubba, e del revisore contabile alla Camera Andrea Manzoni. Entrambi accusati di peculato e turbativa, oltre ad essere vicini a Giulio Centemero e Matteo Salvini, hanno deciso di raccontare la propria verità agli inquirenti. Decisi a dribblare ogni domanda sui fondi neri della Lega così da rimanere ancorati alla sola vicenda dell’immobile di Cormano, i fiscalisti si sono difesi raccontando che “nessun soldo illecito incassato”.

In particolare Di Rubba ha cercato di giustificare sotto il profilo contabile ogni operazione contestata come i 178mila euro versati dalla società Andromeda, riconducibile a Michele Scillieri, ossia il terzo commercialista arrestato e che ha scelto di non interagire coi pm, in favore della Sdc, quest’ultima riferibile a Di Rubba e Manzoni. Secondo l’indagato i soldi non sarebbero altro che una commissione per la vendita di un altro immobile.