Ora al Senato serve il pallottoliere. I Popolari per l’Italia dicono addio alla maggioranza. E per il Governo sono soltanto nove i voti di margine

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È il caso di tornare ad azionare il pallottoliere di Palazzo Madama. Perché la maggioranza del Governo si assottiglia con l’addio di due Popolari per l’Italia Mario Mauro e Salvatore Tito Di Maggio. Il gruppo fondato da Mauro dopo la scissione da Scelte Civica ha deciso di abbandonare la maggioranza che sostiene il Governo Renzi in Senato. Resta a sostegno dell’esecutivo Angela D’Onghia, la terza Popolare per l’Italia in Senato. Ma la maggioranza ballerina ora può contare soltanto su nove voti di margine. Un addio che arriva nel momento di maggior difficoltà del premier e motivato da una “mancata condivisione delle riforme, condotte in modo improvvisato ed approssimativo, con una improvvida esaltazione del carattere monocolore dell’esecutivo. La decisione”, spiega Mauro nella nota a cui ha affidato i saluti all’esecutivo “è innanzitutto un giudizio definitivo su una gestione politica che sta tenendo in stallo l’Italia, la sua economia e il suo bisogno di crescita”. Si tornerà a fare la conta, perché d’ora in avanti ogni singola assenza in Aula rischia di pesare come un macigno sul futuro del Governo.

IL CAMBIO DI CASACCA
Per i tre Popolari per l’Italia si aprono ora due strade possibili. Restare in Gal (Grandi autonomie e libertà) o entrare nel gruppo che Raffaele Fitto ha varato oggi con i 12 dissidenti di Forza Italia: i Conservatori e riformisti. A presiedere il gruppo c’è Cinzia Bonfrisco. Gli altri componenti sono Francesco Bruni, Luigi D’Ambrosio Lettieri, Tito Di Maggio, Pietro Liuzzi, Ciro Falanga, Eva Longo e Antonio Milo, Lionello Pagnoncelli, Luigi Perrone, Lucio Tarquinio e Vittorio Zizza.

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di Gaetano Pedullà

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