Ora i 5S sono più forti di prima. Intese solo se utili ai cittadini. Parla la deputata pentastellata, Baldino: “Con Casaleggio spero che i contrasti si risolvano”

di Carmine Gazzanni
Politica
VITTORIA BALDINO

“Un’occasione di confronto straordinaria”. Ora l’obiettivo è stilare “un’agenda politica chiara e di dotarci di una struttura organizzativa migliore”. La sfida, in altre parole, “consiste nel guardare al Movimento di domani senza perdere la nostra identità”. Un bilancio positivo, dunque, quello tratteggiato dalla deputata del Movimento cinque stelle Vittoria Baldino all’indomani degli Stati Generali che, nell’ottica dei pentastellati, dovranno lanciare il Movimento verso il futuro, all’insegna della coesione e del confronto, senza leader unici ma con “un organo direttivo collegiale che sappia includere e contenere tutte le diverse sensibilità che nel movimento sono una ricchezza”.

Resta il fatto che, se per voi è stato un successo, per altri non si è deciso nulla con gli Stati Generali. Dov’è la verità?
Gli Stati Generali hanno rappresentato un’occasione di confronto straordinaria. Il semplice fatto di aver dato ancora una volta forma a un dialogo costruttivo all’interno del Movimento, raccogliendo contributi e proposte ad ogni livello, è la testimonianza che nel Movimento c’è un grande fermento interno, che può e deve tramutarsi in un’idea di Paese, specie in questa fase delicata in cui la pandemia ci ha posto davanti a nuove sfide. Il Movimento ha dimostrato di avere la consapevolezza dei propri limiti e delle proprie potenzialità, di quanto sia cambiato in questi dieci anni, di quanti obiettivi siano stati raggiunti e di quanti ancora ne abbiamo davanti. L’obiettivo finale è quello di dare vita a un’agenda politica chiara e di dotarci di una struttura organizzativa migliore. La sfida consiste nel guardare al Movimento di domani senza perdere la nostra identità. È un processo complesso che non si è concluso di certo domenica. Sono certa che alla fine ne usciremo più forti.

Non ci saranno deroghe ai due mandati e le alleanze saranno solo programmatiche. Di fatto non è cambiato nulla rispetto al passato?
L’indirizzo che ci siamo dati non prevede deroghe ai due mandati né alleanze organiche con altri partiti. Ma è emersa l’esigenza di dare un valore all’esperienza maturata nelle istituzioni e di trovare convergenze lì dove è possibile farlo, sempre nell’interesse dei cittadini. La sintesi delle posizioni di tutti si tramuterà nei quesiti che verrano posti alla base degli iscritti al Movimento. Ma il tema dei mandati e delle alleanze non può esaurire il dibattito, che deve affrontare il modo di come dare voce ai territori. Dobbiamo continuare a parlare alle gente e non solo a quelli a cui stiamo simpatici, ma a tutti coloro che vogliono ritornare a guardare alla politica con speranza e non con rassegnazione o rancore. Il nostro obiettivo deve essere quello di portare più gente possibile alle urne, perché fino a quando un terzo del corpo elettorale non va a votare, la politica ha fallito.

Dunque pace fatta tra l’anima “dimaiana” e quella “dibattistiana”?
Nel Movimento 5 Stelle convivono da sempre diverse sensibilità, è nel nostro Dna ed è la nostra forza. Non esiste l’ala di Tizio e di Caio e alimentare queste tifoserie non fa altro che spostare il dibattito dai temi seri al trionfo del personalismo, che nella storia delle forze politiche non ha mai portato vantaggi. Il MoVimento ci ha chiesto chiaramente e a gran voce di superare qualsivoglia logica individualista. Per questo andiamo verso un organo direttivo collegiale che sappia includere e contenere tutte le diverse sensibilità che nel Movimento sono una ricchezza. Quello che conta e che interessa alla gente è come il Movimento può essere utile agli italiani. E credo che la strada sia sostanzialmente una: raccogliere le istanze dei territori e tradurli in atti e provvedimenti che possano davvero cambiare il Paese.

Resta però una pesante ombra, anzi due: le assenze di Grillo e Casaleggio. Non mi dica che è stato solo un caso…
Beppe è il garante e il fondatore del Movimento, è sempre con noi e sono certa che ha seguito questo percorso. Quanto a Davide, io sono un’ottimista cronica e sono sicura che i contrasti che si sono manifestati si potranno ricomporre perché tutti abbiamo a cuore il MoVimento.

Ad aprire i lavori è stato invece Giuseppe Conte. Leader in pectore del Movimento?
Il Presidente Conte rappresenta la testimonianza di quanto il MoVimento sia capace di raccogliere le migliori energie e metterle al servizio del Paese. Ho molto apprezzato il suo intervento e gli sono grata di aver voluto prendere parte ad un momento importante per tutti noi. Ma come ho già detto, al Movimento non serve un “leader”, semmai di una guida che sia possibilmente collegiale e pienamente rappresentativa.