Ora le destre ci tassano (due volte) pure il cloud

Arriva la nuova tassa sul cloud. Un balzello che paghiamo due volte e che varrà anche per servizi teoricamente gratuiti.

Ora le destre ci tassano (due volte) pure il cloud

Il governo tassa pure il cloud. Persino quando è gratuito. Un decreto del ministero della Cultura ha introdotto un nuovo balzello per i contenuti salvati in cloud: a pagarlo saranno i fornitori, ma il rischio – molto concreto – è che i costi ricadano sui consumatori. Parliamo degli spazi in cui gli utenti archiviano file come foto e video e su cui dovranno pagare anche il “compenso per copia privata”. In pratica, una tassa imposta dall’Italia per favorire i detentori del diritto d’autore.

Arriva la tassa sul cloud: si pagherà persino per i servizi gratuiti

Il costo, per questa tassa unica al mondo, dipende dai giga di memoria acquistati: si pagheranno 0,0003 euro per ogni giga fino ai 500 gb totali (poi si scende a 0,0002). Con tetto massimo di 2,4 euro al mese, quasi 30 l’anno. E con un’esenzione solo fino a un giga. Quindi praticamente nulla. Anche perché persino gli account cloud gratuiti contemplano più giga, con l’assurdità per cui si potrebbe pagare una tassa su uno servizio gratuito.

Inoltre, qui l’altra assurdità, la tassa si paga due volte. Perché già ora paghiamo il compenso per copia privata quando acquistiamo un pc o un telefono. E questa tassa ora aumenterà. E a questa si aggiungerà quella sul cloud: pagheremo due tasse per lo stesso principio.

Finita qui? Certo che no. Perché il compenso per copia privata serve per tutelare i diritti d’autore, per esempio quelli di un cantante. Peccato che nel cloud vengano conservate non le canzoni, ma le proprie foto e video (quindi su cui noi stessi teoricamente deteniamo i diritti). Eppure la tassa finirà nelle tasche di chi detiene i diritti di tutt’altro. Col nuovo decreto i conti potrebbero aumentare di circa il 20%, secondo Anitec Assinform.