Ora non siamo

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di Gaetano Pedullà

Finalmente sui nostri marò l’Italia cambia strategia. Peggio di come abbiamo fatto fin adesso non potrà finire. Nonostante l’assurdità delle pretese indiane, che ritengono di dover giudicare i soldati accusati di aver ucciso due pescatori durante una missione anti-terrorismo, la battaglia solitaria del nostro Paese era difficilissima, quasi senza speranze. E questo non solo perché Nuova Delhi se ne infischia dei trattati internazionali, e non solo perché c’erano in ballo importantissimi contratti economici e militari. La vicenda è diventata infatti una questione di politica interna locale, e come tale facilmente strumentalizzabile dai partiti nazionalisti. L’unica strada per venirne fuori era dunque coinvolgere in questa partita un vasto numero di Paesi, così da convincere gli indiani che non conviene far la guerra contro il resto del mondo. C’è voluta l’umiliazione di veder sequestrati così a lungo i nostri militari prima di arrivarci. Uno schiaffo senza precedenti, visto che nessuno Stato tollererebbe di vedere imprigionati dei propri soldati in tempo di pace. La decisione, annunciata a sorpresa dal ministro degli Affari Esteri Mogherini va dunque nella direzione giusta e rompe quella linea attendista e molle seguita dai governi Monti (che fece persino andar via il ministro dell’epoca contrario a rispedire in India i militari rientrati a casa per un permesso) e poi Letta. Avremo adesso un aiuto concreto sul piano internazionale? Non è detto, ma quantomeno finalmente smuoviamo le acque. Era ora.