Ormai i giornaloni non ne azzeccano più una. Dalla rimonta del No ai seggi deserti per Covid: hanno sbagliato tutto

di Giuseppe Vatinno
Politica

Siamo reduci da una campagna referendaria dei giornaloni per il “no” veramente formidabile. Dopo il relativo immobilismo di mesi si è scatenato tutto nel finale, con una impennata esponenziale concentrata negli ultimi dieci giorni. È uscito di tutto. Il politologo Roberto D’Alimonte è riuscito nella non facile impresa di fare fuori mediaticamente i virologi più quotati che per qualche giorno hanno dovuto cedere la ribalta televisiva conquistata a marzo.

Era ovunque e in contemporanea su Tv, radio e stampa, ma a nulla è servito. I giornaloni, capitanati dal duo La Repubblica e La Stampa, hanno invece prodotto un forte fuoco di sbarramento mirante a individuare i supposti pericoli che sarebbe derivati alla “democrazia” dal taglio dei parlamentari, con il sospetto che in realtà conducessero una battaglia solo per salvaguardare i posti di potere.

Giocatesi tutte le munizioni, alla fine c’è stata l’arma finale, e cioè lo spauracchio del virus sperando che la bassa affluenza favorisse il “no”, mossa che però non ha irretito più di tanto gli italiani che invece hanno votato alla grande raggiungendo un’affluenza di quasi il 54% con il 70% per il” sì”. Incassata la bastonata della vittoria i giornaloni si sono allora riconvertiti a nuovi argomenti che brillano per la stranezza e la bizzarria. Ad esempio, il direttore di Repubblica Maurizio Molinari, ha raggiunto il suo massimo in una intervista fatta per lo speciale del Tg5 sul voto in cui ha testualmente dichiarato che “ora il problema per il premier sarà la legge elettorale” come se non sapesse che la legge elettorale è materia del Parlamento e non certo del governo.

Lo stesso direttore di Repubblica ha firmato ieri un editoriale dal titolo “Se cala in vento del populismo” in cui accomuna Lega e M5S che avrebbero – a suo ragionare – perso nei confronti del Pd che si rafforza (ma perde una sua storica roccaforte, le Marche) non tenendo in alcun conto il risultato referendario. Il Corriere della Sera invece si tiene più sul moderato con un “Il voto dà respiro al governo” anche se Massimo Franco pur di non dare ragione ai Cinque Stelle tesse il panegirico di Zingaretti e dice che ha vinto solo lui anche se ha perso una regione. La Lega invece non si rassegna e dopo aver parlato di Parlamento delegittimato e visto che nessuno se la filava è passata a parlare di un Presidente della Repubblica che eletto con questo Parlamento sarebbe delegittimato. Avanti la prossima.