Ormai si va alla conta. Cicchitto apre la scissione

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di Lapo Mazzei

E se alla fine fosse ancora lui, il vecchio leone da Arcore, San Silvio dei miracoli elettorali, a sconfiggere il nuovo mantenendo in vita il vecchio? Che poi così vecchio non è, trattandosi di Forza Italia, destinata a (ri)prendere il posto del Pdl, una ragione sociale già logora e carente di appeal. Perché l’aver scelto di anticipare al 16 novembre il consiglio nazionale del partito dà la misura di come Silvio Berlusconi voglia chiudere il prima possibile il match con gli alfaniani, in modo di avere le mani libere rispetto al governo. Ovviamente dietro all’accelerazione del Cav ci sono le pressioni dei falchi del partito, ormai attestati sulla linea del Piave e pronti a sferrare l’assalto finale. Che sembra aver già fatto breccia fra le linee delle colombe dei governativi. La fuga in avanti di Fabrizio Cicchitto, per altri si tratta solo  di “una chiamata alle armi”, secondo il quale Berlusconi  rischia “di diventare prigioniero dei falchi”, più che sortite l’effetto sperato, ovvero coalizzare colombe e governativi attorno al documento congressuale, ha creato un certo disorientamento. Comprensibile fra chi è ancora sospeso fra passione e ragione, del tutto fuori luogo per coloro che hanno già saltato il fosso di palazzo Grazioli. Ecco perché il vero nodo da sciogliere riguarda gli alfaniani e ciò che sta avvenendo all’interno del gruppo dei diversamente berlusconiani, più che fra i lealisti, determinati e disposti a tutto, anche a finire dentro la ridotta della Valtellina chiamata Forza Italia.

Lupi contro i disertori
Ma a far saltare il tappo, più che il consiglio non richiesto consegnato a mezzo stampa da Cicchitto, è stata l’opzione di non partecipare al consiglio nazionale. “Se per ogni volta che  Cicchitto parla avessimo guadagnato un voto, oggi avremmo il consenso indiscusso di tutto il Paese” sostiene ironicamente Giancarlo Galan, deputato del Pdl e anima critica del partito. “Purtroppo è esattamente il contrario e quanto ha affermato  nella sua lettera al Presidente ne è un ulteriore conferma”. Ma il vero elemento scatenante del dibattito apertosi all’interno degli alfaniani  lo ha messo sul tavolo il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. “Quando si pensa a lavorare seriamente per l’unità del partito, per costruire un grande partito, riconoscendo la leadership di Berlusconi, non si pensa a disertare”, afferma l’esponente azzurro. Il membro dell’esecutivo guidato da Enrico Letta ha chiarito di non voler fare “la gara a chi vuole essere più falco dei falchi”. Nel Pdl, ha detto chiarito Lupi, “non ci sono traditori, lealisti più lealisti del re ma persone che volendo bene al Paese, alla storia del partito e a Berlusconi, vogliono con il presidente Berlusconi lanciare una grande sfida al Paese”. Ovviamente tutto ciò che sta sullo sfondo del suo ragionamento è il prossimo  consiglio nazionale, che “può essere una grande opportunità e occasione di unità del partito. Continuo a credere in questo”. Mi spiace vedere – ha concluso il ministro – che chi si dice lealista pensi a tutto ma non all’unità del partito”.

Raccolta di firme
Per l’ex ministro Paolo Romani, invece, quella di Cicchitto “è la battuta di una colomba con gli artigli ma è infelice. Penso che si possa aprire una discussione forte nell’organismo preposto presieduto da Berlusconi e, al limite, rimanendo in minoranza. L’appuntamento non deve diventare la conta fra due documenti, ma una sede di discussione e di scelta” conclude l’esponente azzurro. E qui entra in ballo il documento degli alfaniani, anzi dei filogovernativi, che ieri sera di sono riuniti al Senato per fare il punto della situazione sui futuri assetti di Forza Italia in vista del consiglio nazionale del 16 novembre. Tra i presenti anche alcuni ministri, a cominciare da Gaetano Quagliariello. L’incontro è stata anche l’occasione mettere a fuoco il documento, composto da otto punti, che fa da contraltare a quello già ufficializzato dai lealisti in occasione dell’ufficio di presidenza del Pdl del 25 ottobre scorso. Secondo gli alfaniani sono state raccolte oltre 300 firme. Si parla di 312-316 adesioni al manifesto che dovrà essere ancora ultimato.  Chi prova a guardare oltre gli steccati è il sottosegretario Jole Santelli. “Spero non si arrivi ad una conta interna che avendo come obiettivo una possibile spaccatura consegnerebbe la vittoria esclusivamente alle parti più estreme di chi oggi si confronta nel partito”, afferma l’esponente azzurra. “Consigliare Berlusconi ad arrivare a questo è una mascalzonata. La conta, infatti, non ha nulla a che vedere con Berlusconi, che noi tutti riconosciamo leader assoluto del partito, ma riguarda coloro i quali vogliono provare a Berlusconi la loro forza”. Difficile dargli torto. Il problema è che la conta è già iniziata. E nessuno può fermarla.