Voto palese o segreto. La decadenza del Cav ultima trincea dei partiti

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di Filippo Conti

Ognuno lo tira dalla sua parte. Il voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi è come una coperta che ogni partito usa a suo piacimento. Oggi la giunta per il regolamento del Senato si riunisce per decidere sulla consultazione palese o meno in Aula. Sulla carta dovrebbe prevalere il voto segreto. Al momento, infatti, quest’ultima opzione prevale per sette voti a sei. A favore del segreto ci sono Pdl, Lega, Gal, Svp (Karl Zeller) e Scelta civica (Linda Lanzillotta). Per il voto palese, invece, ci sono Pd, Sel e Movimento 5 Stelle. Tutto ciò, naturalmente, se non vota Piero Grasso. Che, per prassi, non dovrebbe esprimersi. Perché altrimenti, visto che il presidente del Senato si è pubblicamente speso per il voto palese, la situazione sarebbe di assoluta parità. Molte pressioni, in queste ore, sono arrivate da sinistra nei confronti di Linda Lanzillotta. Ma la senatrice montiana ha già fatto sapere di “essere contro le leggi ad personam, ma anche antro quelle contra personam”. Quindi, visto che a Palazzo Madama sui casi individuali la prassi vuole lo scrutinio segreto, “non capisco perché si dovrebbe cambiare proprio ora”. Non del tutto vero, perché in passato si votò palesemente su Luigi Lusi e Giulio Andreotti.

Il dato politico, però, al di là di quello che accadrà oggi e poi in Aula (che si dovrà esprimere entro la metà di novembre), è che le forze e le varie correnti interne portano avanti le loro posizioni solo per convenienza politica. Premesso che, quando il regolamento lascia spazio all’autonomia dei parlamentari, questo è inevitabile, fa un po’ specie vedere come su Berlusconi si stia scatenando una battaglia che non tiene conto del merito della questione. Prendiamo il Pdl, per esempio. La linea ufficiale è quella del Cavaliere, che vuole il voto segreto sperando nell’arrivo di franchi tiratori da sinistra. Specialmente dai renziani del Pd che, avendo interesse a far cadere il governo per andare a votare presto, potrebbero decidere di usare il voto sulla decadenza per dare una spallata all’esecutivo di Enrico Letta. Gli ultimi boatos in arrivo da Palazzo Grazioli, però, sussurrano che il Cavaliere a Palazzo Madama tema di non avere nemmeno tutti i voti dei suoi. I governativi, per esempio, voteranno tutti in difesa del leader? Berlusconi, a quanto si sa, non si fida di niente e di nessuno. Col voto palese sarebbe sicuro di prendere tutti i suoi, ma non ne arriverebbe nessuno in libera uscita dal Pd.

Insomma, la speranza del Cav è che a sinistra qualcuno abbia la tentazione di imitare la Lega su Craxi nel 1993, quando nel segreto dell’urna i deputati padani si espressero contro l’ordine di arresto per dare una spallata alla prima repubblica. Poi ci sono i grillini, per i quali il Palazzo dovrebbe essere una casa di vetro. Ma anche gli altri agiscono per interesse politico. La Lega e Gal per difendere Berlusconi. Sel, insieme a Pd e grillini, per essere sicuri della sua decadenza e non lasciare spazio alle trame segrete e ai franchi tiratori. Sul merito, ieri si sono registrati nuovi appelli ai democrat. Da parte sia di Alfano (“Confido che il Pd alla fine rispetti il principio di non retroattività delle pene afflittive”) sia di Renato Schifani (“Siamo ancora in tempo per investire la Corte costituzionale sulla non retroattività della legge Severino”). Ma nel Pdl c’è anche chi spera che alla fine sia il governo a farsi carico della faccenda. Con una norma ad hoc. Oggi, dunque, si comincia con le relazioni di Anna Maria Bernini del Pdl e Francesco Russo del Pd.

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