Outdoor, la street art invade Roma: l’ex caserma Guido Reni ospita le opere di 14 grandi writers

di Virginia Spinelli Giordano
Cultura

Roma città eterna, con la più alta concentrazione di beni storici e architettonici al mondo. Ma anche cuore dell’arte contemporanea e della cultura urbana, al pari delle grandi metropoli mondiali come Londra, Parigi e New York. Ed è forse proprio per questo che da sette anni, la Capitale ospita l’Outdoor Festival, la rassegna a cura dell’agenzia creativa Nufactory, dedicata alle espressioni contemporanee della street art. Da oggi, fino al 31 ottobre, i suggestivi spazi dell’ex caserma Guido Reni, ospitano i lavori di quattordici artisti internazionali. Nell’ottica di promuovere e attuare un programma nazionale di riuso e valorizzazione dei luoghi abbandonati della città, attraverso l’arte, la musica e la cultura. Una grande festa underground, insomma, in una parte di quei 35mila metri quadrati di fronte al museo MAXXI che il Progetto Flaminio, bandito dall’allora giunta Marino, presto trasformerà nella Città della Scienza. Nei capannoni è una sorpresa continua, con un livello altissimo di: graffiti, installazioni, illustrazioni e interventi surreali, che colorano e trasformano l’area in uno spazio urbano dedicato alle culture contemporanee. Ma non è tutto. Per ben cinque weekend è previsto anche un ricco cartellone di programmi collaterali, che spaziano dai talk ai concerti, dagli eventi food ai mercatini vintage, startup e fumetti, fino alle proiezioni cinematografiche.

OLTRE I CONFINI
Beyond: andare oltre i confine. È questo il titolo emblematico di questa nuova edizione dell’Outdoor, che si pone come obbiettivo quello di andare oltre qualsiasi tipo di limite, per raccontare tutte le sfaccettature di un fenomeno vittima di facili categorizzazioni. Considerata dapprima una forma di vandalismo, che sfigurava il volto delle città, oggi l’arte di strada si è guadagnata non solo lo status di espressione artistica, ma anche un posto fisso in molte gallerie, musei e mostre.

GLI ARTISTI
La rassegna prende il format di una Biennale grazie all’allestimento di quindici padiglioni, privi di una specifica suddivisione per nazione, metodologia espressiva o estetica. Si tratta, dunque, di un percorso senza barriere dove il visitatore può notare le affinità, piuttosto che le differenze, tra gli  artisti selezionati per questa edizione. Tra le partecipazioni: il francese Honet con le sue illustrazioni fiabesche, gli stencil bicromi del norvegese AFK che si incontrano con le esplosioni di colore di Craig Costello. Ma anche le installazioni gonfiabili dell’artista di Bristol Filthy Luker giocano con le fiabesche illustrazioni del francese Honet ed entrano in dialogo con le crude e spiazzanti fotografie di Fakso. E poi ancora i labirinti grafici di Joys , i volumi geometrici di Felipe Pantone e dai muri, utilizzati come fossero tele, del duo spagnolo Sebas Velasco e Xavier Annunzibai. Inoltre, a questa settima edizione partecipa anche l’Istituto Europeo di Design di Roma con “Waves”, un’installazione che occupa due padiglioni in cui si fondono diverse discipline: arti visive, design, moda, cin