Palamara dilania ancora l’Anm. Chieste le dimissioni del presidente. I colleghi contro Santalucia: ha insabbiato alcune chat. Ma lui contrattacca: accuse false e vergognose

LUCA PALAMARA
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Sembra incredibile ma dopo quasi due anni, il caso Palamara continua ad agitare le toghe italiane. Così mentre il Consiglio Superiore della Magistratura va avanti con le pratiche relative ai possibili procedimenti disciplinari per i quali è stata chiesta l’archiviazione di ben cinque posizioni, a creare nuovi grattacapi è la lotta intestina divampata all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Quattro delegati di Articolo 101 e componenti del sindacato delle toghe, infatti, hanno chiesto le dimissioni del presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, per via di alcune chat emerse nel corso dell’inchiesta sui veleni che ha travolto l’ex pubblico ministero Luca Palamara e per la sua gestione della vicenda che viene ritenuta, senza giri di parole, “opaca”.

Nella richiesta firmata da Giuliano Castiglia, Maria Angioni, Andrea Reale e Ida Moretti, tutti eletti nella lista Articolo 101 nata proprio in opposizioni al sistema correntizio che ha inquinato la magistratura italiana, si legge che “con una scelta senza precedenti, il presidente dell’Anm Santalucia ha deciso di comprimere il nostro diritto di componenti del Comitato direttivo centrale, e con esso quello di tutti gli altri, alla piena conoscenza di atti di pertinenza dell’Associazione e nella disponibilità della stessa, realizzando una palese violazione delle regole di funzionamento dell’Anm e un gravissimo vulnus alla democrazia interna alla stessa”.

Sostanzialmente tutto ruoterebbe attorno ad alcune chat che il pm Palamara intratteneva con i colleghi per discutere di promozioni e nomine nei principali uffici giudiziari del Paese che, secondo i quattro firmatari della richiesta di dimissioni di Santalucia, sarebbero state sostanzialmente insabbiate.

“Senza ragione alcuna” spiegano i delegati di Articolo 101, “si è respinta l’idea naturale che l’Anm potesse servirsi del contenuto delle chat del telefono di Luca Palamara pubblicate su fonti aperte, sia per valutazioni e determinazioni di carattere generale sia per eventuali procedimenti disciplinari endo-associativi, come pure era sempre accaduto in passato, anche all’indomani della divulgazione dei fatti dell’Hotel Champagne”.

Per questo, concludono, “traspare chiaramente una volontà di insabbiamento e di elusione delle questioni generali disposte dal disvelamento della chat di Palamara e di fatto si agevolano gli interessati a sottrarsi alle specifiche responsabilità conseguenti ai fatti emergenti dalle chat”. Parole durissime che sembrano il preludio all’ennesima resa dei conti e a cui ha risposto il presidente Santalucia. Quest’ultimo ha espresso “forte indignazione per le gratuite e infondate accuse, gravemente offensive anche della mia professionalità e credibilità personale” precisando che proprio “grazie al mio impegno, in linea con quello della Giunta precedente, il Collegio dei probiviri è stato posto nelle migliori condizioni per operare”.

TUTTO REGOLARE. Si tratta delle scorie dell’inchiesta sugli incontri carbonari tenuti dal pm Palamara che ha terremotato le toghe, spingendo il Csm ad aprire diversi procedimenti nei confronti dei magistrati coinvolti. Per cinque di loro ieri è stata chiesta l’archiviazione e già nel plenum di oggi è attesa la decisione. Tra le posizioni che potrebbero uscire definitivamente dalla vicenda, spiccano i nomi del procuratore di Milano, Francesco Greco, e del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho. Per entrambi i giochi sembrano già fatti e infatti non sono attese sorprese visto che la proposta di archiviazione in Commissione è passata all’unanimità.