Palermo ai Ferrandelli corti. Dopo l’inchiesta sulle firme false dei 5 Stelle, ora spunta un’altra indagine: il candidato sindaco dei Coraggiosi indagato per voto di scambio politico-mafioso

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A Palermo la campagna elettorale si preannuncia più tesa che mai. Perché dopo le tante polemiche in seno al Movimento 5 Stelle e dopo la seguente inchiesta della Procura sulle presunte firme false che hanno toccato esponenti di spicco del Movimento palermitano, ad essere toccato da un’altra indagine è Fabrizio Ferrandelli, candidato sindaco della città siciliana. L’ex parlamentare regionale del Pd ha comunicato lui stesso di aver ricevuto ieri un invito a comparire. L’indagine riguarderebbe un presunto voto di scambio politico-mafioso.

L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto della Dda Leonardo Agueci e dai pm Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli si riferisce alle elezioni del 2012, quando Ferrandelli era il candidato sindaco del centrosinistra, dopo aver vinto le primarie di coalizione battendo Rita Borsellino e l’attuale sottosegretario Davide Faraone. Approdato al ballottaggio, Ferrandelli venne dunque sconfitto da Leoluca Orlando. Lo stesso primo cittadino che Ferrandelli vuole nuovamente sfidare dopo aver rilanciato la sua candidatura in vista delle elezioni della prossima primavera. L’ex deputato regionale ha lasciato il Pd e si è ricandidato sindaco con una lista civica, i Coraggiosi.

“Rimango sorpreso come, dopo quasi cinque anni proprio nel pieno di una campagna elettorale in cui sto registrando grande entusiasmo e partecipazione da parte delle palermitane e dei palermitani per la mia candidatura, si apre un’indagine su di me“, commenta Ferrandelli in una nota. “Ho chiesto di essere ascoltato al più presto in modo da chiarire con celerità la mia posizione e di fugare eventuali dubbi sulla mia condotta che è sempre stata improntata alla massima trasparenza ed al rispetto delle leggi – aggiunge – Ricordo a tutti che un anno e mezzo fa mi sono dimesso da deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana all’interno della quale rivestivo il ruolo di vicepresidente della commissione antimafia, proprio denunciando l’abbassamento della tensione morale all’interno del parlamento siciliano”.

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