La notte del 17 marzo, mentre i missili attraversavano i cieli di Tel Aviv, l’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani — l’Ohchr — pubblicava un rapporto che nessun canale ha messo in prima pagina. Dodici mesi fino al 31 ottobre 2025: 36.234 palestinesi sfollati con la forza dalla Cisgiordania. Per insediamenti, violenza dei coloni, demolizioni di Stato.
L’Ohchr registra 1.732 episodi di violenza, il 24 per cento in più rispetto al periodo precedente. Nell’ottobre 2025, 42 attacchi in un mese hanno ferito 131 persone. La violenza sessuale ha funzionato da detonatore finale in più comunità, documenta il rapporto. Nella notte tra il 16 e il 17 marzo coloni mascherati hanno aggredito sessualmente un uomo a Khirbet Humsa, nella Valle del Giordano: lo riportano testimoni sentiti da Haaretz e Drop Site News.
Il documento non usa violenza spontanea. Usa politica concertata. «Lo sfollamento appare indicare una politica israeliana concertata di trasferimento forzato di massa, finalizzata allo sfollamento permanente, sollevando preoccupazioni di pulizia etnica.» Il Commissario Volker Türk attribuisce alle autorità israeliane «il ruolo centrale nel dirigere, partecipare o consentire questa condotta».
L’Autorità Palestinese ha usato una formula precisa: Israele sfrutta l’atmosfera della guerra per intensificare lo sfollamento nell’ombra mediatica. Lo schermo funziona. Il valico di Rafah è chiuso dal 28 febbraio, le evacuazioni sospese. In Cisgiordania: 27.200 nuovi alloggi negli insediamenti, 84 avamposti stabiliti nel solo anno del rapporto.
«Il trasferimento illegale di persone protette costituisce una grave violazione della Quarta convenzione di Ginevra, configurando un crimine di guerra. In determinate circostanze, può anche configurarsi come crimine contro l’umanità».