Parigi ci prende pure in giro: Alitalia vale pochissimo

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di Cinzia Meoni

È questione di poche ore e anche la vicenda di Alitalia potrebbe chiudersi con un’altra colossale svendita di uno degli emblemi italiani. Simbolo su cui peraltro lo Stato, con il salvataggio del 2008, ha investito all’incirca cinque miliardi tra esborsi e mancati incassi dalla vendita che allora avrebbe fruttato qualcosa di più di un piatto di lenticchie (1,7 mld). Il d-day è venerdì 26, giornata in cui sono in programma il cda di Alitalia sul piano industriale e un incontro tra ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti di Italia e Francia. “Non c’è nulla di concreto”, ha dichiarato in merito Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo Economico. Ma dopo quanto accaduto a Telecom Italia, altro asset strategico svenduto allo straniero, nessuno presta troppa fede a queste parole.
L’ex compagnia tricolore è tornata infatti nel mirino di Air France, disposta a quanto pare a salire dall’attuale 25 al 50% nel capitale del gruppo. Ovviamente a prezzi da saldo e possibilmente senza debiti (sulla società guidata da Gabriele Del Torchio pesa un macigno da 1,1 miliardi). La scalata, secondo i rumor di mercato, dovrebbe avvenire con un prossimo aumento di capitale da 300 milioni. “Le necessità finanziarie di Alitalia non sono colossali e sono alla portata di Air France-Klm, per quanto non sia certo il momento migliore”, ha dichiarato a Les Echos Alexandre de Juniac, amministratore delegato del gruppo: “Il problema è come risollevare Alitalia e a quale prezzo, su un mercato nazionale fortemente penetrato dalle compagnie low-cost e del Golfo, alle quali il governo italiano ha concesso parecchi diritti di traffico”. A sorpresa tuttavia, proprio nelle ultime ore, su Alitalia è tornato a farsi avanti anche James Hogan, numero uno Etihad Airways, compagnia aerea del Far East (area in crescita a Fiumicino). Su Hogan negli ultimi giorni si erano succedute speranze di interesse e disillusioni. “Prenderemo in considerazione altre partecipazioni azionarie che ci diano valore aggiunto”, ha dichiarato ieri alla stampa l’imprenditore. Ma chiunque arrivi è subito allarme: un’altro emblema d’Italia che se ne va, altri possibili licenziamenti in arrivo (Antonio Divietri, presidente di Avia, parla di due mila licenziamenti in arrivo), il Paese che nel suo complesso si impoverisce. E a rischiare è anche Gemina che controlla gli Aeroporti di Roma. Se l’arrivo di Air France fosse confermato, “sarebbe negativo per Aeroporti di Roma (Gemina) almeno nel breve termine perché Alitalia pesa per il 40% dei voli su Fiumicino”, notano gli analisti di Equita.