Parla l’ex Guardasigilli amico. Biondi contro i falchi: Silvio si dimetta subito

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«Lo sa che sono stato io a consigliare Franco Coppi a Berlusconi? Gli ho detto: Silvio, per la Cassazione ci vuole un avvocato non barricadero. E lui mi ha dato retta». Alfredo Biondi, avvocato, ex liberale, è stato uno dei fondatori di Forza Italia e nel 1994 anche ministro della Giustizia nel primo governo Berlusconi. Autore del famoso decreto “salvaladri”, quello che consentiva agli imputati di Tangentopoli di scontare il carcere preventivo ai domiciliari, dopo tante battaglie nel 2010 ha deciso di dare l’addio al Pdl in aperto contrasto con «i tanti yesman che ormai circondano il Cavaliere». Ogni tanto, però, i due si sentono ancora. «Coppi all’inizio non voleva accettare. E io gli ho detto: accetta, tanto se vinci, vinci tu, se perdi, invece, perde Berlusconi. Insomma, gli ho fatto capire che non aveva nulla di cui preoccuparsi, la sua immagine non ne avrebbe risentito». Le cose in Cassazione, però, sono andate male. «Hanno sbagliato a farsi giudicare dalla sezione feriale. E quell’Antonio Esposito io lo conosco bene. Dire che sia prevenuto nei confronti del Cav è poco», osserva l’ex liberale. Mercoledì si vota nella giunta per l’immunità del Senato, che deve fare Berlusconi? «Il suo problema è uscire di scena nel migliore dei modi. A mio parere dovrebbe dimettersi prima, anche iniziare a scontare la pena e poi vedere cosa fa Napolitano. Dal punto di vista politico deve convincersi di fare il padre nobile: sarà sempre il punto di riferimento del centrodestra, ma non potrà più candidarsi. Secondo me dovrebbe mandare avanti la figlia Marina. L’unica che può sostituirlo. Sennò che fa? Candida Alfano? O Verdini? O la Santanché? Per carità…». Fuori dal Parlamento dal 2008, per il Cavaliere gli dispiace soprattutto dal punto di vista umano. «Non sono stato ricandidato per colpa di Claudio Scajola, con cui ho avuto parecchi scontri. Purtroppo Berlusconi in questi anni si è circonda di gente di basso livello. Specialmente i cosiddetti falchi. Che lo hanno portato ad essere lui stesso un piccione, con le ali impiombate».
La strategia adottata finora dal Cav, però, la condivide. «La legge Severino è una buona legge, ma non può essere retroattiva. Il Pdl ha fatto bene a sollevare la questione, chiedendo il rinvio alla Consulta. Tecnicismi a parte, c’è il problema politico del leader del centrodestra condannato al carcere. Lui è un perseguitato, ma la battaglia dei vent’anni con la magistratura l’ha persa. Per questo ormai non gli rimane che fare il padre nobile. Che, alla sua età, non sarebbe neanche male…».
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di Gaetano Pedullà

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