Parlamentari indagati, le Giunte non decidono. Nessuna intesa tra Camera e Senato. E la grana viene passata agli Uffici

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Ci sono due giudici, uno a Napoli e uno a Lecce, che da mesi attendono l’eventuale via libera per utilizzare le intercettazioni telefoniche di due parlamentari, un deputato e un senatore, coinvolti in due inchieste pesantissime tra favori alla criminalità organizzata e voti di scambio. Le giunte per le autorizzazioni della Camera e del Senato non riescono però a decidere, non trovando l’accordo su chi sia competente a prendere tale decisione. Al Senato si sono così riunite sia la giunta di Palazzo Madama che quella di Montecitorio, insieme agli uffici di presidenza. Una sorta di Cassazione a sezioni unite. Il risultato? Sempre lo stesso.

La patata bollente è stata così girata agli uffici parlamentari e se anche da loro non arriverà la soluzione a sbrogliare la matassa dovrà essere l’aula. Meglio di così, almeno al momento, non poteva andare al senatore campano Luigi Cesaro (nella foto), meglio noto come Giggino ‘a Purpetta, e al senatore salentino Roberto Marti. Il primo, esponente di Forza Italia, con alle spalle una lunghissima carriera politica, iniziata con il Psi e numerose grane giudiziarie finite tra assoluzioni e archiviazioni, è coinvolto in un’inchiesta per voto di scambio in occasione delle elezioni regionali in Campania del 2015, quando venne eletto il figlio Armando, ‘a Purpettina. Il gip di Napoli ha chiesto di poter utilizzare le conversazioni intercettate in cui a parlare è anche Cesaro, che all’epoca dei fatti era deputato.

Marti invece, passato da FI alla Lega di Matteo Salvini, è coinvolto a Lecce in un’indagine su voti in cambio di case popolari e nello specifico, secondo gli inquirenti, avrebbe favorito l’assegnazione di una casa confiscata alle mafie al fratello del boss della Sacra corona unita, Maurizio Briganti. E la richiesta fatta per lui dal gip è analoga a quella fatta per Cesaro. Le giunte di Camere e Senato non riescono però a decidere chi debba dare o negare l’autorizzazione.

C’è chi sostiene che debba farlo la camera di appartenenza e chi la camera a cui apparteneva l’onorevole all’epoca dei fatti. Una situazione impantanata che neppure l’incontro congiunto ha risolto. Il presidente della giunta di Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, ha sostenuto che vi è “un’ambiguità dei criteri del riparto di competenza tra i due rami del Parlamento”. Nell’attesa di una “revisione di tale disciplina” la patata bollente passa così agli uffici, che dovranno analizzare i diversi precedenti. Il tempo intanto passa.

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