Parte il Parisi show. Ma i colonnelli azzurri già spianano i fucili. L’ex manager apre la sua convention. Mai tanto gelo dentro Forza Italia

di Alessia Vincenti
Politica

Può finire nel dimenticatoio, come tanti ex aspiranti leader, in stile Michela Brambilla. Oppure può creare l’occasione per rilanciare un Centrodestra in crisi di identità e di voti, dando la possibilità a Silvio Berlusconi di silurare la maggioranza del vecchio gruppo dirigente. Insomma, la forchetta è piuttosto ampia per Stefano Parisi. Un dato è certo: l’ex city manager di Milano apre la sua convention “Energie per l’Italia” con tutte le armi puntate contro in Forza Italia: sono i fucili del colonnelli, che da settimane lo osteggiano.

PRIMA LINEA – I capigruppo di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani, sono in prima linea contro l’ex candidato sindaco di Milano. Non sopportano l’ipotesi di investitura dall’alto, che pure sarebbe in linea con la tradizione politica forzista. Sulla stessa lunghezza d’onda si è sintonizzato il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti: dopo la vittoria elettorale ha iniziato a coltivare ambizioni di leadership nazionale. Del resto è uno degli ultimi uomini vincenti tra le fila azzurre. “Non ho visto Parisi a Porta a Porta”, ha detto ieri. “Mi spiace, ma stavo lavorando”, ha aggiunto l’ex giornalista del Tg4. E i suoi paletti sono chiari per il futuro: “Il candidato premier del Centrodestra dovrà andar bene a Forza Italia, ma anche agli amici della Lega, di Fratelli d’Italia e a chi vorrà unirsi. Il problema è che noi non stiamo in un partito, ma in una coalizione”. Il senatore Altero Matteoli, altro personaggio di spicco critico verso Parisi, è andato giù altrettanto duro: “Auguro il successo della sua iniziativa ma ancora mi sfugge, leggendo le sue interviste e dichiarazioni, qual è il progetto politico e programmatico che ha in mente”. Il diretto interessato si è limitato a parlare di “un evento, ma anche un dibattito e soprattutto l’inizio di un lavoro da fare insieme”.

LIBERAZIONE – Come sempre l’ultima parola spetta a Berlusconi, che ha inizialmente benedetto l’operazione-Parisi. Ma, giusto qualche giorno fa, ha ricevuto Brunetta e Romani: ufficialmente si è parlato dell’impegno per il “no” al referendum. Ma i capigruppo hanno chiesto un chiarimento sul futuro del partito. E hanno ottenuto un risultato: la promessa di una conferenza programmatica a ottobre. Una definizione in politichese per prendere tempo nell’attesa di capire come andrà l’iniziativa promossa da Parisi. Nelle scorse settimane, i colonnelli azzurri temevano l’epurazione decisa da Arcore per il rilancio di un progetto rinnovato. Che in fondo è quello che Berlusconi medita da tempo. Quindi la rassicurazione non ha placato del tutto gli animi. In questo clima i fedelissimi alla linea restano davvero in pochi. E anche Gianfranco Rotondi ha rivendicato un ruolo: “Non aspiriamo a farci coinvolgere in una zuffa interna a Forza Italia, ma ricordiamo che la storia delle vittorie del centrodestra comprende l’impegno dei democratici cristiani”. E il deputato si rivolge a Berlusconi: “Sono rimasto l’unico democristiano accanto a te”.