Parte il semestre tedesco. E pure il pressing sull’Italia. Oggi il debutto della Merkel alla presidenza Ue. Berlino insiste perché Roma attivi il Mes

di Laura Tecce
Politica

Il tanto atteso semestre di presidenza Ue della Germania inizia oggi fra grandi attese (e speranze) affinché questo possa dare la necessaria accelerata ai negoziati per sbloccare la situazione di stallo a Bruxelles sulla proposta della Commissione europea per la ripresa economica, in ordine ai 750 miliardi del Recovery, proposta peraltro caldeggiata proprio dalla stessa Merkel e da Macron. Ma a caratterizzarne invece il debutto sono le scintille a distanza fra la cancelliera tedesca e il premier italiano Giuseppe Conte. Casus belli ancora una volta il famigerato Mes. In un’intervista a diversi quotidiani europei la Merkel ha sottolineato che “gli strumenti messi in campo dall’Europa (non solo il Mes con linee di credito sanitarie ma anche lo Sure e i fondi messi a disposizione dalla Bei, ndr) non sono stati creati per essere lasciati inutilizzati.

Pur chiarendo che la scelta di farvi ricorso o meno “è una decisione italiana”, l’affermazione ha immediatamente innescato il solito vespaio di polemiche politiche e anche la secca risposta del primo ministro italiano: “A far di conto sono io, col ministro Gualtieri, i ragionieri dello Stato e i ministri”. In ogni caso Conte prende tempo: il voto in Parlamento sui 37 miliardi del Mes era atteso per il 7 luglio, invece ci sarà al momento un’informativa del premier in vista del del Consiglio europeo del 17 e 18 luglio in cui si parlerà solo del suo mandato a trattare per il Recovery Plan. Ma in pressing affinché accetti il Salva – Stati non ci sono solo la Merkel e i vertici comunitari.

Il segretario dem Nicola Zingaretti ha ribadito l’altro giorno con una lettera al Corriere la necessità di accedere subito ai fondi per la sanità. E in gioco stavolta, dopo le dichiarazioni del sindaco di Bergamo Gori e quelle (più morbide ma altrettanto chiare) del governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, sulla leadership del Partito Democratico e sulla necessità di smarcarsi da un “appiattimento” sull’alleato di governo, i 5 Stelle, e sul capo stesso dell’Esecutivo, ci sono anche la sua credibilità e autorevolezza. E qui il ragionamento travalica ovviamente quello sugli strumenti europei da utilizzare, ma in ogni caso sono parte integrante dei malumori che serpeggiano dalle parti del Nazareno sulla linea zingarettiana.

A spingere poi sulla necessità di ricorrere al Mes sono anche altri due pesi massimi in casa dem (e in Europa), il presidente dell’Europarlamento David Sassoli e il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni. Sul versante opposizione, nota è la posizione di Silvio Berlusconi e di tutta Forza Italia, sì a l Mes e subito. Radicalmente opposto, nel centrodestra, il pensiero in merito della leader di FdI Giorgia Meloni e di quello della Lega Matteo Salvini che ha indirizzato al quotidiano di Via Solferino una lettera aperta a Zingaretti in risposta a quella del segretario Pd, in cui spiega i motivi della sua contrarietà ad accettare i soldi del Mes: sottoscrivere gli accordi significherebbe “ipotecare il futuro dei nostri figli”, un guinzaglio che l’Europa metterà all’Italia per i prossimi 10 anni.

Ma anche tra i meno euroscettisci c’è chi non non gradisce la condizionalità da cui non si può scappare, cioè la sorveglianza su come saranno usati i fondi. Conte nelle prossime settimane si troverà dunque a sbrogliare una matassa di non facile soluzione, anche perché in questa partita i big grillini, con Di Maio in testa, hanno lasciato l’onere della decisione all’inquilino di Palazzo Chigi. Così il ministro degli Esteri ha detto a proposito del Mes: “È meglio che io non intervenga direttamente sul tema, per non indebolire le trattative. Il presidente del Consiglio ritiene che sarà sufficiente il Recovery Fund e io non dubito delle sue parole”.