Parte la Beni Culturali Spa

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Di Stefano Sansonetti

Una Beni Culturali spa, a capitale quasi totalmente privato. A conti fatti si tratta dell’esito verso il quale lo Stato italiano sta portando il settore della cultura. Per carità, visti i clamorosi tagli subiti dal ministero negli ultimi anni si tratta di un approdo per certi versi scontato. Ma al di là della riforma del dicastero annunciata ieri dal ministro, Dario Franceschini, c’è un’operazione che in questi giorni viene portata avanti dal Tesoro e che farà capire a strettissimo giro di posta quale sarà lo scenario finale. Si dà infatti il caso che il ministero di via XX Settembre, guidato oggi da Pier Carlo Padoan, stia lavorando alla predisposizione di un maxibando di gara del valore di mezzo miliardo di euro per appaltare ai privati i “servizi di gestione integrata e valorizzazione dei luoghi di cultura”. E’ la prima volta in assoluto che si fa ricorso a una procedura di questo tipo. Il bando, a quanto si apprende, verrà materialmente lanciato a ottobre, quando sarà ultimato il lavoro che già in questi giorni viene svolto dalla Consip, la società del Tesoro che si occupa di approvvigionamento di beni e servizi.

Il perimetro
Ma cosa si intende, esattamente, per “gestione integrata e valorizzazione dei luoghi di cultura”? Un capitolato tecnico vero e proprio al momento non c’è, ma parliamo di attività che comprendono i servizi agli immobili che costituiscono il patrimonio culturale, servizi aggiuntivi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico. Tanto per essere ancora più chiari: il ministero dell’economia, in accordo con quello dei Beni culturali, si appresta ad appaltare a privati un universo di servizi tra i quali manutenzione e pulizia di immobili, musei e siti vari, per non parlare della gestione di bar, caffetterie, bookshop, audioguide e chi più ne ha più ne metta. In campo anche lo strumento della concessione. Certo, si tratta di servizi che in molti casi già oggi vengono svolti dai privati, ma con questo maxibando ogni amministrazione potrà “esternalizzare” quasi tutto. Da qui il valore particolarmente consistente dell’appalto, stimato dalla Consip in circa 500 milioni di euro. Insomma, una svolta che sembra davvero prefigurare l’avvento di una Beni Culturali spa privata. Se a questo si aggiunge la constatazione che ormai numerosissimi monumenti vengono restaurati a spese di privati (vedi Colosseo, Piramide Cestia e Fontana di Trevi) si capisce ancora meglio il contorno dell’operazione. Sarà la chiave di volta per valorizzare un patrimonio storico-artistico che a detta di tutti dovrebbe trainare l’economia italiana? Di sicuro il massiccio ricorso ai privati è un esito scontato se solo si considerano i tagli subìti dal budget del ministero dei beni culturali dal 2001 al 2013: anni in cui gli stanziamenti sono passati da 2,7 a 1,5 miliardi, cifra ancor più risibile se paragonata all’intero bilancio dello Stato.

I dettagli
Tornando al maxiappalto in corso di predisposizione, lo schema seguito dalla Consip, guidata dall’amministratore delegato Domenico Casalino, è quello dell’accordo quadro che verrà stipulato con più operatori economici. A questi ultimi saranno poi aggiudicati gli specifici appalti a cui di volta in volta faranno ricorso le singole amministrazioni (lo stesso Mibact, ma anche regioni, comuni ed enti controllati). In attesa dell’elaborazione dei documenti di gara la Consip ha avviato una consultazione tra gli operatori di mercato potenzialmente interessati alla supercommessa. Questa sorta di “sondaggio”, che spesso viene svolto dalla società in vista di grandi accordi quadro, serve in pratica a capire quali sono le condizioni del mercato e quali sono le combinazioni di servizi che le varie imprese sono in grado di offrire. In attesa dei documenti ufficiali una cosa è certa: il dado è tratto.

@SSansonetti