Tutti alla corte di un Conte. Stretta finale per completare la squadra di Governo con i 43 sottosegretari. E per chi non ce la fa ci sono le commissioni. Tutti i nomi di chi può farcela

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di Antonio Pitoni e Stefano Sansonetti

Non solo le 8 caselle da viceministro e le 35 da sottosegretario ancora vacanti per completare la squadra di Governo. Nei palazzi del potere, a cominciare da quelli ministeriali, si sta giocando anche un’altra partita. In ballo ci sono, infatti, anche le ambitissime poltrone dirigenziali ai vertici della macchina amministrativa. Dai capi di gabinetto ai segretari genrali, le grandi manovra per accomodarsi al tavolo del nuovo esecutivo giallo-verde sono già cominciate.

Partita aperta – Per tirare le somme, occorrerà attendere la prossima settimana, quando i giochi dovrebbero chiudersi. Ma intanto la ridda di nomi in circolazione continua ad affollarsi con il passare delle ore. Quel che è certo è che, solo dopo aver chiuso il capitolo degli incarichi di sottogoverno si aprirà quello delle commissioni parlamentari, permanenti, bicamenrali e di garanzia. Per ora, i nodi più delicati, si concentrano sulle deleghe pesanti che ruotano intorno alla Presidenza del Consiglio e dei ministeri strategici. Una partita nella quale da ieri è entrata anche quella alle Telecomunicazioni (particolarmente cara a Silvio Berlusconi) che dovrebbe andare ad un salviniano doc con un viceministro allo Sviluppo economico, il dicastero guidato da Luigi Di Maio. Quanto all’intelligence non è escluso che la delega (contesa tra il grillino Vito Crimi e il leghista Giancarlo Giorgetti) possa restare in capo al premier Giuseppe Conte. L’Editoria, invece, settore da sempre ritenuto strategico dai Cinque Stelle, dovrebbe andare ad un dimaiano (tra i nomi in ballo c’è quello del senatore Primo Di Nicola, ex direttore del Centro, giornalista dell’Espresso e del Fattoquotidiano.it).

Non solo politici – Ma come detto, oltre alla partita per un posto da viceministro e sottosegretario, in ballo ci sono pure le strategiche poltrone della burocrazia ministeriali. Tra queste una delle più trascurate è quella di Direttore generale del Tesoro, da poco lasciata da Vincenzo La Via. Qui, nelle ultime ore, in ambienti grillini circola un nome sul quale La Notizia si era già soffermata lo scorso 15 maggio. Si tratta di Antonio Guglielmi, oggi responsabile del settore equity market di Mediobanca e fino a qualche tempo fa capo della controllata londinese Mediobanca Securities. Nel 2013-2014 Guglielmi ha avuto modo di annusare i professori anti-euro come Antonio Maria Rinaldi, Claudio Borghi e Alberto Bagnai (gli ultimi due oggi reclutati dalla Lega) pirma di fare conoscenza con Luigi Di Maio. In Mediobanca Guglielmi è sempre stato considerato un po’ eretico. Per questo piace al mondo grillino, che ora lo vorrebbe proiettare verso la poltrona di Direttore generale di via XX settembre. L’incarico è delicato, se solo si considera la necessità di accompagnare il ministro dell’Economia in tutti i più importanti consessi internazionali. Per questo c’è chi ritiene che un ruolo del genere non può non essere tenuto d’occhio dal presidente della Bce, Mario Draghi, che finora lo ha presidiato tramite il fedelissimo La Via (lo stesso Draghi ha un altro presidio fondamentale, ovvero il Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, prorogato in extremis dal Governo Gentiloni). Mentre al Mit spunta il nome Gino Scaccia, docente di diritto costituzionale alla Luiss, come possibile capo di gabinetto.