Partita a scacchi sul Nazareno. Ecco le pedine di Silvio e Matteo. Decreto fiscale rinviato per mettere all’angolo FI. L’ex Cav risponde col faro Consob sulle Popolari

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Che si sia in qualche modo “incrinato” non ci sono dubbi. Ma prima di parlare di rottura definitiva e irreversibile del patto del Nazareno occorre usare un bel po’ di cautela. Basta riflettere sui fatti accaduti negli ultimi giorni, con l’ultima coda proprio ieri, per rendersi conto di come in realtà il patto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si sia trasformato in un’autentica scacchiera. Con i due protagonisti molto attenti a fare le prossime mosse. Al leader di Forza Italia, si sa, interessa molto capire che ne sarà dell’ormai famosa delega fiscale, quella che all’inizio conteneva la soglia di non punibilità dell’evasione fissata al 3% del reddito imponibile. Una norma “salva-Berlusconi”, avevano tuonato in molti. Tanto che il premier si era visto costretto a rinviare la spinosa partita a un consiglio dei ministri inizialmente fissato per il 20 febbraio. In mezzo ci si è messa la tribolata elezione di Sergio Mattarella al Quirinale.

GLI SVILUPPI
Poi, due giorni fa, la clamorosa decisione: il governo si dà sei mesi di tempo in più per presentare il provvedimento fiscale. Che significato ha la mossa? Secondo diversi osservatori è la strategia scelta da Renzi per “pungolare” Forza Italia (ma c’è chi si spinge a parlare di “ricatto”). In questo senso Renzi prende tempo prima di predisporre la versione definitiva di una decreto fondamentale per l’ex Cavaliere. E così facendo tiene sulle spine gli azzurri cercando di convincerli a non far mancare il loro appoggio all’approvazione delle due riforme tanto care al premier, ossia legge elettorale e riforma costituzionale. Perché al di là della sicumera ostentata dal presidente del consiglio, che a più riprese ha ripetuto “tanto i numeri li abbiamo lo stesso”, non c’è la certezza matematica di poter condurre in porto le due riforme facendo affidamento solo sui cosiddetti “responsabili”.

LA CONTROMOSSA
Il fatto è che sulla scacchiera anche Forza Italia, da qualche giorno, è in grado di muovere pedine “importanti”. Qui il contesto è quello della riforma delle banche popolari portata avanti da Renzi. Le montagne russe che si sono scatenate in borsa sui titoli degli istituti, proprio a ridosso dell’annuncio della riforma, hanno portato nei giorni scorsi la Consob ad accendere un faro particolarmente luminoso. Si dà il caso che il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, sia un ex senatore di Forza Italia, già viceministro dell’economia nell’ultimo governo Berlusconi. In audizione, proprio due giorni fa, Vegas ha dichiarato che si sono registrate plusvalente per circa 10 milioni di euro su alcune banche popolari. Uscita che ha alimentato di nuovo sospetti su alcuni personaggi vicini al premier che potrebbero aver sfruttato informazioni privilegiate per fare un bel po’ di soldi a piazza Affari. E se la Consob decide di andare avanti sul tema, Renzi di certo non può dormire sonni tranquilli. La partita a scacchi sta per entrare nel vivo.

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di Gaetano Pedullà

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