di Giovanna Tomaselli
Tanti saluti a Obama. Il governo italiano questa volta pensa un poโ piรน ai problemi di casa nostra che ai giochi di guerra dei gendarmi del mondo a stelle e strisce. E tagliuzza il maxi stanziamento per lโacquisto dei caccia bombardieri F-35. Una mossa inattesa, soprattutto dopo le polemiche seguite allโapertura in tal senso da parte del ministro della Difesa Pinotti. A fare lโannuncio รจ stato ieri il premier, assumendo cosรฌ in prima persona la responsabilitร di un taglio che certo non farร piacere a Washington. Ci sarร un contributo di 400 milioni di euro da parte del settore Difesa, di cui 150 con la revisione del programma sugli F-35, ha detto Renzi, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il Decreto per il taglio di Irpef e Irap e le misure per la spending review.
Generali infuriati
La decisione รจ stata subito accolta con soddisfazione dalle forze politiche che spingevano per ridurre le spese militari e in particolare questa commessa straordinariamente onerosa per le casse pubbliche. Lโimpegno italiano prevede infatti lโacquisto di 90 velivoli per un costo oscillante tra i 12 e i 18 miliardi di euro nellโarco di tempo di quarantโanni. Certo, la somma risparmiata รจ inferiore al costo di un singolo aereo. Ma il segnale รจ chiaro, e come ci si poteva aspettare ha subito suscitato la protesta di chi invece sostiene il programma di armamento. Primi tra tutti gli ex capi di stato maggiore dellโAeronautica militare. La riduzione del programma per 150 milioni di euro โ ha detto allโagenzia di stampa AdnKronos Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore dellโAeronautica e della Difesa โ รจ una scelta sbagliata. In questi anni โ ha proseguito lโufficiale che evidentemente non si รจ accorto del disagio che vive invece un intero Paese โ i velivoli della forza armata sono stati utilizzati in maniera intensiva nelle missioni allโestero e cโรจ il rischio di falle nella sicurezza degli aerei. Sulla stessa linea il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dellโAeronautica. ร illogico e controproducente โ ha detto โ pensare di affossare il programma F35. Ci sono tante economie da realizzare allโinterno della Difesa, non si capisce per quale motivo si debba iniziare proprio da un sistema che รจ la ragion dโessere dellโAeronautica militare.
Pioggia di disdette
Le cose non stanno perรฒ solo come ce le raccontano i generali, tanto affezionati ai loro aeroplani da combattimento. Le stime del costo di produzione e sviluppo degli F-35 sono cresciute lโanno scorso dellโ1,9% fino a 398,6 miliardi di dollari. A rivelarlo, un documento che il Pentagono ha inviato al Congresso americano. Lโaumento dei costi, pari a 7,4 miliardi di dollari, riguarda sia i velivoli che i motori per una eventuale flotta di 2.443 aerei. Tale aumento dei costi di produzione รจ legato alla crescita del costo del lavoro per il velivolo prodotto dalla Lockheed (+3,1 miliardi) e ai maggiori costi per la realizzazione dei motori da parte della Pratt and Whitney (+4,3 miliardi). A questo si aggiungono le stime sui cambi di altre valute con il dollaro, significativi dato che il 30% della produzione avviene allโestero. Le nuove stime portano ad un aumento del 71% dei costi, aggiustato allโinflazione, da quando il Pentagono ha firmato il primo contratto con la Lockheed nel 2001, anche se il numero complessivo degli aerei da realizzare รจ nel frattempo diminuito di 409 unitร . Fra le ragioni dellโaumento, anche la decisione di Marina e Aeronautica americana di rinviare al 2019 lโacquisto di 37 aerei e il rinvio delle decisioni degli alleati. Degli otto partner originali, Italia, Turchia e Canada hanno indicato di voler rivedere i loro piani.