Passa la fiducia al decreto Cura Italia, ma il Senato è un campo di guerra. Il Centrodestra trasforma il dibattito in un teatrino in cerca di vetrine contro l’Esecutivo

di Raffaella Malito
Politica

Già incrinato dalla scelta del governo di mettere sul Cura Italia la fiducia, lo spirito di unità nazionale definitivamente naufraga ieri nell’aula di Palazzo Madama. A infiammare gli animi contribuisce il ritardo dell’arrivo del testo in commissione Bilancio. Un rinvio che, spiega il ministro Federico D’Incà, è dovuto alla bollinatura “in arrivo” della Ragioneria generale dello Stato. Tanto basta per far scattare le denunce delle opposizioni su un presunto blitz del governo per cambiare all’ultimo minuto il testo. Il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati accorda che si anticipi la discussione su una fiducia tecnicamente ancora non posta, salvo poi scusarsi e promettere che non verrà mai più concessa una deroga alle regole, nemmeno in una fase di emergenza come questa. In aula volano parole grosse.

Il senatore leghista Roberto Calderoli attacca D’Incà e ne chiede le dimissioni. Si aggiungono al coro delle proteste anche FI e FdI. Alla fine il maxi-emendamento arriva e dopo il via libera in commissione l’aula conferma la fiducia con 142 sì. Il Cura Italia – 25 miliardi a sostegno di imprese, famiglie, lavoratori, sanità con un effetto leva di 350 miliardi – passa ora all’esame della Camera. L’intera opposizione vota contro. “La maggioranza ci ha relegati al ruolo di spettatori. Il decreto Cura Italia è diventato il decreto ‘Curiamo noi l’Italia e voi state a guardare’”, accusa il leader di FI Silvio Berlusconi. Il governo “ha fatto una farsa. Prima ci hanno detto che non avrebbero accolto proposte legate a maggiori spese, visto che non c’erano i soldi.

E poi, per motivi soltanto ideologici, non hanno accolto niente di niente. Stai zitto e vota: questo per loro è il dialogo”, dice Giorgia Meloni di FdI. A testa bassa attacca il leghista Matteo Salvini: “Abbiamo proposto tante cose ma non ne è stata accolta nemmeno una. Non votiamo questo decreto perché è una presa in giro per milioni di italiani che non vedranno una lira. Speriamo che farete meglio il prossimo e lo voteremo”. E nella maggioranza c’è chi insiste per la prosecuzione del dialogo con le opposizioni anche se è una strada tutta in salita. In questo senso molti emendamenti al Cura Italia sono stati stralciati e sono diventati ordini del giorno con cui l’esecutivo si è impegnato a recepire nel decreto di aprile una serie di misure suggerite dalle opposizioni. Si vedrà.