Passano le Unioni Civili. Renzi esulta. Ha vinto l’amore per Verdini

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di Francesco Bonazzi

La lunga traversata nel deserto è finita. Da ieri Denis Verdini e i suoi 19 deputati erranti sono ufficialmente nella maggioranza che sostiene il premier Matteo Renzi. Lo sancisce il voto di fiducia del gruppo di Alleanza Liberalpopolare e Autonomie (meglio Ala, naturalmente) su quel che rimane della legge sulle  unioni civili, che arriva 217 giorni dopo l’abbandono di Silvio Berlusconi da parte dell’ex coordinatore di Forza Italia. La migrazione dal Cavaliere al “suo erede politico”(come ripete sempre Verdini agli amici, parlando dell’amico “Matteo”) si compie con la scusa di una legge dalla quale sparisce l’obbligo di fedeltà per le coppie gay. Obbligo di fedeltà che invece resta per tutti gli altri, parlamentari esclusi. E da domani, il gruppo dei verdiniani in Parlamento riprenderà a crescere. Lo sanno tutti. Le truppe verdiniane ci hanno tenuto a far sapere a tutto il mondo che il loro voto alla ex Legge Cirinnà ha un peso politico e programmatico.

PARACADUTE –  “Noi votiamo la legge tecnicamente e politicamente”, ha spiegato il presidente dei senatori di Ala, Lucio Barani. Che poi ha fatto pesare ancora una volta il ruolo determinante del cosiddetto “soccorso azzurrino” a Renzi: “Siamo indispensabili per le riforme, siamo il paracadute di emergenza di una maggioranza che si deve aprire quando quello di ordinanza è in difficoltà”. Dopo il voto decisivo sulle altre riforme e le vicepresidenze ottenute in zona rimpasto, la celebrazione di un matrimonio (quasi) indissolubile con l’ex sindaco di Firenze. Certo, con le trombe bisogna andarci piano. Il primo a saperlo è proprio Verdini, che non vuole creare un problema al segretario del Pd all’interno del suo partito. Le minoranze sono in allerta da mesi e Pier Luigi Bersani ironizza sull’appoggio di Ala al governo sulle unioni civili: “Sarà sicuramente un voto di coscienza”. In ogni caso, per l’ex alfiere del Patto del Nazareno tra Berlusconi e Renzi, quello di ieri è un chiaro successo. A fine luglio, quando salutò il padrone di Arcore, si portò dietro solo 10 deputati. Oggi sono diventati 19 e già si dice che siano pronti altri 3 arrivi in questo pattuglione composto, Sandro Bondi a parte, da peones ex socialisti, ex democristiani, ex casiniani, ex berlusconiani, ex fittiani, ex alfaniani ed ex grillini.

NUOVI ACQUISTI – In mattinata si era diffusa la voce, rilanciata da La Stampa, che addirittura un sottosegretario in carica, il ras delle preferenze calabresi Tonino Gentile, avesse raggiunto Verdini. Tecnicamente, sarebbe stato l’ingresso di Ala nel governo. Ma nel pomeriggio Gentile ha smentito ufficialmente con queste parole: “Sono amico di Verdini da tanti anni, ma ho convintamente fatto una scelta umana, fortemente personale e politica che mi lega ad Angelino Alfano, con il quale condivido tutto il percorso politico presente, passato e futuro”. Ma altri alfaniani, zitti zitti, si stanno facendo due calcoli sulla prossima legge elettorale e sui collegi disponibili nei due partiti. e lo  stesso vale per i ranghi di Forza Italia. E adesso? Seguirà rimpasto di governo per far posto alla truppa dei verdiniani? Per rispondere forse conviene citare lo stesso Verdini, quando il 23 luglio scorso disse sibillino: “Posti di governo? Siamo all’opposizione, ma mai dire mai”. Di sicuro, dopo il voto di ieri, all’opposizione non ci sta più. Del resto  Verdini, dicono i suoi detrattori, è pur sempre un signore con cinque processi sul groppone e per questo ha bisogno di avere l’immunità parlamentare praticamente a vita e di garantirsi solidi agganci nel governo. E poi, per Renzi, è pur sempre un amico di famiglia con antichi rapporti con il padre Tiziano.