Il passaporto sanitario Ue non è una soluzione. Parla l’eurodeputato M5S, Furore: “È forte il rischio di discriminazioni”

Furore (M5S): "Il passaporto sanitario Ue non è una soluzione"
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’Ue intende lanciare il Digital Green Certificates, ossia il passaporto vaccinale. Mario Furore (eurodeputato M5S) lei che cosa ne pensa?
“Abbiamo dei dubbi. È giusto che la Commissione coordini a livello Ue le misure che possano garantire la libera circolazione dei cittadini, che è una precondizione per far ripartire il turismo, tuttavia la priorità vera è che i cittadini vengano vaccinati. Questa proposta del certificato digitale verde è poco utile se la campagna vaccinale europea è ferma o avanza a passo di lumaca e rischia, inoltre, di dare un messaggio sbagliato ai cittadini europei. Secondo noi bisogna sviluppare una produzione europea dei vaccini grazie a una cessione delle licenze da parte di Big Pharma. La soluzione non è un certificato per quei pochi che sono riusciti finora a garantirsi il vaccino, ma è quella di dare il vaccino a tutti”.

Per alcuni il documento sarebbe contrario alla Costituzione perché creerebbe discriminazioni tra cittadini di serie A e B. È davvero così?
“Il rischio c’è se si fanno le cose in maniera frettolosa. Un soggetto non vaccinato per i ritardi di Big Pharma non ha meno diritti di uno vaccinato. Inoltre, ricordo i ritardi e la disorganizzazione di alcune Regioni, come la Calabria, la Lombardia o la Sardegna, guarda caso tutte Regioni governate dal centrodestra. Dobbiamo garantire pari condizioni”.

Intanto scoppia la grana AstraZeneca con la sospensione temporanea del siero. Cosa ne pensa di questo stop precauzionale?
“Sulla salute dei cittadini non si scherza dunque, se in attesa di un ulteriore esame da parte dell’Ema si decide di sospendere la somministrazione non è una tragedia. Due giorni di attesa non mettono in crisi la campagna vaccinale europea. Tuttavia, io credo che la decisione della sospensione di AstraZeneca andava comunicata in maniera diversa. Sia i cittadini che sono stati già vaccinati con AstraZeneca, sia quelli a cui la prenotazione è stata annullata sono disorientati e vogliono essere rassicurati. Questo tipo di comunicazione è mancata e io mi chiedo: se fosse stato Conte a prendere una decisione simile, criticata dal mondo scientifico, come si sarebbe comportata la stampa?”.

Nel frattempo con la pandemia che avanza e le aziende che producono i vaccini che ritardano le forniture, il Movimento torna a insistere sul tema della sospensione dei brevetti. Legalmente è possibile farlo?
“Si. L’articolo 31 dell’accordo TRIPs prevede il diritto per gli Stati membri dell’Organizzazione mondiale del commercio di disporre, in caso di emergenza, l’utilizzo di brevetti senza l’autorizzazione del detentore. Inoltre l’Unione europea ha altri strumenti legali come quelli previsti all’articolo 122 TFUE che permette di intervenire in caso di difficoltà di approvvigionamento di determinati prodotti. La Commissione deve mettere la salute dei cittadini al primo posto, poi vengono gli interessi delle case farmaceutiche”.