Passi verso l’intesa: la procedura Ue adesso è più lontana. Ma l’ipotesi rinvio non piace a Conte. Il premier punta a chiudere subito

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È arrivata la convocazione ufficiale: lunedì prossimo è convocato il Consiglio dei ministri, all’ordine del giorno ci sarà l’atteso assestamento del bilancio dello Stato. Ma ancora prima di quella data, dopo il G20 di Osaka e il Consiglio europeo, non è escluso che si possa in Europa arrivare a un accordo sulla procedura d’infrazione per debito eccessivo ai danni dell’Italia. Il premier Giuseppe Conte, con il ministro dell’Economia Giovanni Tria, stanno lavorando sui due binari – quello politico e quello tecnico – per schivare la procedura.

CONTI IN ORDINE. Fino al 30 giugno il binario politico gestito da Conte sta andando avanti attraverso incontri con i leader europei e con esponenti della Commissione Ue per far capire che l’Italia quella procedura non la merita. Il binario tecnico in mano a Tria segnerà un primo passo concreto lunedì prossimo quando a Palazzo Chigi si metteranno nero su bianco le cifre e le misure, eventualmente concordate con l’Europa, per dimostrare che i conti italiani rispettano le regole europee. Il giorno dopo, il 2 luglio, la Commissione Ue potrebbe decidere se adottare la procedura che l’Ecofin dell’8-9 luglio dovrà poi approvare. Top secret per ora sui numeri, ma tra maggiori entrare e minori spese si ragiona su una dote di 8 miliardi che potrebbe portare il deficit 2019 al 2-2,1%. Se basteranno all’Europa ancora non è dato sapere. Dubbi a Bruxelles circolano sulla natura una tantum e non strutturale di alcune di queste entrate. Spetterà a Tria convincere della bontà degli impegni presi dall’Italia su quest’anno e soprattutto sul 2020, ovvero su una manovra che si preannuncia pesantissima tra i 23 miliardi di clausola Iva da sterilizzare e la flat tax da 15 miliardi da realizzare. L’Europa potrebbe decidere di non decidere e rinviare all’autunno. Ipotesi che non piace a Conte: “Rinviare tutto a ottobre che cosa significa? Che si gioca con le parole. Cerchiamo di non essere sempre anti italiani per partito preso. Se questo significa che la manovra che si farà in autunno e sarà sottoposta alla valutazione della Commissione è normale che avvenga, ma se si evita la procedura e si porta a casa un risultato se ne prenda atto”.

NODI DA SCIOGLIERE. Capitolo conti a parte,  ad attendere il premier ci sono altri dossier bollenti – Autonomia, Autostrade, Alitalia, Ilva, Tav – sui quali restano le divergenze tra alleati. Su Autostrade arriva però il “chi sbaglia paghi” di Matteo Salvini che sembra aprire alla revoca della concessione ai Benetton. Mentre Conte spiega: “Che cosa significa che gli investitori fuggono” da Atlantia (la holding che controlla autostrade)? “Se si dovesse arrivare alla caducazione delle concessioni? Se la società ha fatto un errore non è che fuggono perché il governo assume conseguentemente una determinazione per contestare il grave inadempimento. Questa è una boutade a cui non rispondo”. Al premier Conte toccherà trovare la quadra per chiudere i fronti aperti.