Un vero pasticcio tunisino per Alfano. Il caso Touil ci apre gli occhi. E ci mostra quanto le intelligence sono fragili

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Sul giovane marocchino arrestato mercoledì scorso con l’accusa di essere uno dei terroristi del museo Bardo, a Tunisi, rischiano di fare una figuraccia un po’ tutti. Rischia l’intelligence tunisina, che accusa il ragazzo mentre pare che il giorno della strage fosse altrove. Rischia il Viminale che ha autorizzato il fermo senza un minimo di riscontro. Rischia Matteo salvini, che ha utilizzato il caso come prova provata dello sbarco di jihadisti in mezzo alle migliaia di migranti in arrivo sulle nostre coste. E rischia il ministro Alfano (nonostante la forte polemica proprio con il leader delea Lega) accusato di aver impegnato le nostre forze di sicurezza sulla base della sola versione dei fatti del governo tunisino. Un pasticcio assoluto, insomma. Per la sua parte proprio Alfano ieri si è difeso scaricando ogni responsabilità. “Tutto ciò che è alla base del mandato di arresto internazionale non è di nostra competenza”, ha detto un ministro che così si è auto declassato a semplice passacarte. Nella vicenda c’è però qualcosa di utile e positivo. Se fino a ieri i nostri servizi di sicurezza hanno sempre escluso che i terroristi possano introdursi in Italia attraversando il Mediterraneo sui barconi della speranza, adesso appare chiaro che una tale eventualità si può escludere. L’ingresso di migliaia di persone difficilissime da identificare è un’occasione d’oro per chi vuole portare il fanatismo a casa nostra. E le informazioni in mano ai governi esteri possono essere lacunose o del tutto sbagliate.

INDAGINI DIFFICILI
Toccherà allora alla nostra magistratura stabilire se Abdel Majid Touil – questo il nome del migrante accusato di far parte del commando del Bardo – è un terrorista o no, ma indipendentemente dalla vicenda di questo giovane il problema del controllo resta tutto. Così come la fragilità della nostra politica, troppo presa a litigare per cercare invece soluzioni non demagogiche e capaci di difenderci da un pericolo fortissimo. L’Italia, col Vaticano casa del cristianesimo, è un bersaglio obbligato per chi sta facendo della religione il pretesto di una guerra tra civiltà.
Così invece di concentrarsi sul problema, Alfano e Salvini anche ieri hanno passato la giornata a insultarsi. Le ragioni della politica prima di tutto, specie se ci sono elezioni dietro l’angolo. I disperati che sbarcano e i terroristi che potrebbero confondersi in mezzo a loro neppure hanno idea di chi siano Alfano e Salvini. Ma potremmo spiegarlo così: sono due che litigano per un pugno di voti mentre chi vuole accomodarsi nel nostro Paese può continuare indisturbato. E il fatto che Touil abbia poi collaborato o no all’attacco al museo di Tunisi cambia poco rispetto a un rischio che rimane. Le nostre frontiere fragili e la collaborazione tra intelligence internazionali insufficiente.