Pd e FI vogliono imporre i format per le Europee. Scontro in Vigilanza Rai: il M5S difende l’autonomia di Viale Mazzini

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Duello tv tra leader sì o no? Ad ogni tornata elettorale di rilievo il dilemma torna immancabilmente. E in genere a opporsi è chi è avanti nei sondaggi e ritiene di poter solo perdere consensi. Questa volta a lanciare il sasso è il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Alberto Barachini, esponente di Forza Italia, che in qualità di relatore del regolamento sulla par condicio per le europee del 26 maggio ha deciso di modificare la normativa precedente. “Sarebbe interessante un confronto tra due o più candidati, eventualmente nello schema della sfida all’americana, con il cronometro”, spiega all’Ansa.

Non a caso nella bozza compaiono confronti tv nelle ultime due settimane di campagna elettorale, che con ogni probabilità sarebbero trasmessi in prima serata in una delle tre reti generaliste Rai. Una norma accolta tendenzialmente con favore dalle forze politiche, esponenti M5S esclusi. “La commissione di Vigilanza si limiti a dettare gli indirizzi – avvertono -, eviti di intromettersi nel lavoro dei giornalisti”.

La linea verrà esplicitata in un emendamento, che sarà presentato oggi, ultimo giorno utile per depositare le richieste di modifica in vista del via libera atteso martedì prossimo. A sparare a zero è stato il deputato Pd Michele Anzaldi, secondo cui “è vergognoso che il Movimento 5 stelle cerchi di impedire i confronti elettorali. Sorprende che cronisti che hanno alle spalle una lunga carriera nel mondo del giornalismo si facciano dettare da Casalino le regole deontologiche”.

A rispondere per le rime è stato proprio un ex giornalista dal lungo passato di inchieste e approfondimenti, Primo Di Nicola. “Siamo ben contenti di vivacizzare i dibattiti – replica il senatore pentastellato – siamo invece basiti da chi, come Anzaldi, vuole imporre ai giornalisti Rai persino come organizzarli”. “Da quando la Vigilanza si occupa di scrivere i format delle trasmissioni? – aggiunge il collega di partito, Gianluigi Paragone -. Anzaldi si ricordi: la Rai di Renzi è finita”.