Pelù vede l’ombra della P2

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di Alessandro Righi

L’accostamento è di quelli sensazionali, che non ti aspetti. E già per questo motivo destinato a innescare polemiche. Se poi il premier Matteo Renzi viene messo in relazione con il maestro venerabile della loggia massonica P2, Licio Gelli, il pasticcio è fatto. A scomodare il faccendiere c’ha pensato nel Concertone del 1 maggio Piero Pelù: “Il non eletto, cioè il boyscout di Licio Gelli”, ha affermato Pelù dal palco, “deve capire che in Italia c’è una grande guerra interna, e si chiama disoccupazione, corruzione, voto di scambio, mafia, camorra, ‘ndrangheta”. Dichiarazioni senza alcun pentimento. Che lasciano intendere la considerazione del cantante per quello che è stato anche il suo sindaco e considerato, date le frasi pronunciate, “una sorta di faccendiere”. O qualcosa di simile. Alzando un polverone e presunti legami fra i due. Una causa sposata pienamente dal leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo che nella giornata di ieri ha ripreso e rilanciato l’intervento del rocker fiorentino contro il premier sul suo blog.

Quando Pelù andò da Gelli
La guerra va avanti sui social network e pure sui principali siti d’informazione. Così sul sito de La Stampa compare un video di un giovane Pelù che bussa alla porta del venerabile e sul sito de L’Unità un pezzo che ricorda la fine del febbraio del 1995, quando Pelù e soci (I Litfiba) si trovavano nella zona di Arezzo e grazie alla complicità di un amico fotografo, chiesero di recarsi a “curiosare” a Villa Wanda, la storica residenza di Licio Gelli a Santa Maria delle Grazie. E in quell’occasione, secondo la ricostruzione, Pelù e Gelli discettarono del futuro della politica italiana.

Pomeriggio rovente
Botta e risposta, seppur non diretta quella del premier, con tante voci di gossip piombate nel dibattito politico. Con Pelù accusato di una sorta di conflitto d’interesse nelle affermazioni fatte sul palco di San Giovanni a Roma. Correva l’anno 2007 quando il rocker venne chiamato dal predecessore di Renzi a Palazzo Vecchio per la dirigere Fi.Esta, l’estate fiorentina, incarico poi non rinnovato con Renzi e che da allora avrebbe provocato l’”odio” del cantante nei confronti del suo ex sindaco. Versione questa, circolata in rete nella giornata di ieri, ma smentita dal cantante che ha spiegato di essere stato lui ad aver fondato col vecchio sindaco Fi.Esta e di aver poi rinunciato di spontanea volontà all’incarico. Detto questo Pelù ci tiene a sottolinearlo: lui non condivide il modo di far politica di Renzi. Punto e basta. Altro che gossip.

Il flop tv
Non fossero state riprese da tutte le testate giornalistiche le frecciate di Pelù non sarebbero giunte alle orecchie di molti cittadini italiani. Perché quello andato in onda su Rai 3 il 1 maggio è stato un concerto per “pochi intimi”. Soprattutto nella serata quando è salito sul palco il rocker fiorentino. Share del 3,87% nella serata, con 919 mila spettatori di media; leggermente meglio nel pomeriggio con il 6,39% di share e 1 milione 417 mila spettatori. Di sicuro Pelù è riuscito a infiammare la piazza, 700 mila gli spettatori stimati del Concertone, ma anche buona parte del mondo politico che ha passato la giornata di ieri a commentare l’accaduto. E ora non si esclude che la vicenda possa avere anche strascichi giudiziari tra i due fiorentini che tanto si odiano.