L’Italia ti dà il Tfr. Gli inglesi tutta la pensione. Londra ci dimostra che sulle rifome ci vuole più coraggio

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La strada delle riforme in’Europa può essere lunghissima. Bisogna solo avere il coraggio di imboccarla. E fa pensare che a ricordarlo – persino a quei governi che si dicono programmaticamente riformisti – è un governo dichiaratamente conservatore come quello inglese di David Cameron. Negli ultimi anni, di cose Londra ne ha fatte, soprattutto nel tagliare la spesa pubblica e in parallelo le tasse. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, con un’economia che corre come nessun’altra nel vecchio continente e i giovani provenienti da ogni parte che si trasferiscono in Gran Bretagna. Anche a costo di fare i camerieri, opportunità che evidentemente a casa loro non hanno neppure. E finito l’orario di lavoro c’è poi tutto un altro mondo, magari tra le quattro mura di un garage, dove si può avviare una nuova impresa, mettere su in poche ore una società e inventare ad esempio una nuova app o sperimentare qualunque progetto.

VOGLIA DI FUTURO
Sognare i futuro, insomma: quello che Paesi come l’Italia hanno tolto ai nostri giovani. Da cosa nasce questa vivacità e perché in altri Paesi con unguali tradizioni e potenzialità non accade lo stesso? Può sembrare strano ma dobbiamo ammetterlo: la differenza la fa la politica. E quella carica riformista che l’Inghilterra suggerisce da tempo all’Europa, purtroppo con tiepidi riscontri. Gli ultimi due casi sono in questo senso emblematici. L’ultimo in ordine di tempo scatta proprio da oggi. Entra infatti in vigore la riforma delle pensioni che permette a ogni lavoratore con almeno 55 ani d’età di ritirare i contributi versati negli anni di lavoro e la rivalutazione (il cosiddetto montante). Mentre in Italia crediamo di aver fatto un passo lunghissimo consentendo di mettere il Tfr in busta paga, a Londra lo Stato fa qualcosa di enormemente più coraggioso. E liberale. I soldi della pensione sono del lavoratore e non del gestore pubblico. Se il legittimo proprietario li vuole per farne quello che crede – magari reinvestirli e farli fruttare molto di più – è suo diritto poterlo fare. In una concezione liberale lo Stato non è un gendarme o un genitore che si sostituisce al cittadino decidendo per lui cosa fare o non fare. Il risultato è che molte risorse saranno messe subito in circolo, favorendo i consumi e gli investimenti mobiliari e immobiliari. Tutto quello che in Europa si muove al microscopio.

MOSSA ELETTORALE? NO
L’opposizione più banale si è alzata in piedi sostenendo che così molti lavoratori ritireranno il montante (e dunque poi non avranno diritto a nessuna pensione) e finiranno per invecchiare poveri e pazzi. Può succedere, esattamente come poteva succedere che lo stesso lavoratore non avesse mai accettato un impiego e fatto tutta la vita la cicala. Ma se non l’ha fatto prima perchè dovrebbe farlo dopo? Coerentemente, nei giorni scorsi Cameron ha cancellato la tassa di successione (introdotta nel 1986) per le prime case lasciate in eredità a eredi diretti fino ad un valore di un milione di sterline (1,4 milioni di euro). Una mossa che non è stata a costo zero per le casse britanniche, ma che contribuirà pure questa a spingere l’economia. Le opposizioni attaccano parlando di manovre da campagna elettorale (si vota il 7 maggio) ma contano i fatti: a Londra gli 80 euro del nostro sconto fiscale sarebbero solo una mancia.