Peones, renziani di ferro e ministri. Al grido di Forza vitalizio, la carica dei 600 che vogliono un Governo

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Se il consigliere personale fosse Antonio Razzi, la linea sarebbe logica: “Pensa al vitalizio, amico mio. Fatte li c… tuoi”. Sì, perché per molti onorevoli c’è una beffa alla porta: arrivare a un passo dal vitalizio e fermarsi per la fine anticipata della legislatura. Un amaro calice da cui dovrà bere una buona parte dei parlamentari: nel caso ci fossero davvero le elezioni anticipate, perderebbero i contributi versati. La soglia decisiva per aggirare il problema è il 15 settembre 2017: scavalcata questa data sarà possibile ottenere la pensione. Un motivo in più per cercare di dare ossigeno a un nuovo Governo.

Nomi pesanti – I dati parlano chiaro: 608 parlamentari non hanno ancora maturato il diritto alla pensione. Tuttavia, tra di loro ci sono decine di Onorevoli sicuri di potercela fare al prossimo giro, quando raggiungeranno la soglia di 4 anni, 6 mesi e un giorno di mandato necessaria a incassare l’assegno, di poco meno di mille euro al mese, dopo i 65 anni. Tanti big del Movimento 5 Stelle, da Alessandro Di Battista a Luigi Di Maio, possono dormire sonni tranquilli. Salvo clamorosi risvolti troveranno ancora posto in Parlamento e raggiungeranno il periodo indicato dalla legge. Gli altri deputati e senatori grillini, tutti alla prima legislatura, non hanno alcuna garanzia di rielezione: molto dipenderà dalla linea indicata da Beppe Grillo. Per gridare contro la pensione d’oro altrui, insomma, rischiano di perdere la loro. Un destino abbastanza probabile per alcuni grillini, come Riccardo Nuti e Claudia Mannino, caduti in disgrazia per il caso firme false a Palermo.

Fibrillazione dem – Negli altri partiti la situazione è altrettanto delicata: solo nel Pd si contano 209 onorevoli che non hanno maturato il diritto al vitalizio. Tra di loro ci sono alcuni renziani di spicco: il tesoriere del partito, Francesco Bonifazi, la nuova stella del renzismo Anna Ascani, insieme ai fedelissimi del Rottamatore, Ernesto Carbone e Alessia Morani. Addirittura il vicesegretario dem, Lorenzo Guerini, la ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, e il sottosegretario della presidenza, Luca Lotti, sono nell’elenco di quelli alla prima legislatura. Ma loro non si metteranno di traverso ai progetti di voto anticipato di Renzi. Diversa la situazione di tanti altri deputati e senatori dem, che temono di essere esclusi alle prossime elezioni. Il nome illustre è quello della ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini. Senza tacere degli esponenti della minoranza del partito: l’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, e il senatore bersaniano di ferro, Miguel Gotor, sono tra coloro che rischiano il vitalizio, come l’ex sfidante di Renzi alle primarie, Pippo Civati.

Azzurri a rischio – Altri venti parlamentari di Forza Italia hanno le medesime preoccupazioni, viste le difficoltà del partito. Tra loro solo l’ex presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e il senatore presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, possono stare tranquilli: se vorranno, troveranno un posto in lista. A differenza delle centinaia di parlamentari finiti in gruppi minori, con scarso appeal elettorale. Tra i quali si annoverano molti ex 5 Stelle, che nella diaspora hanno faticato a trovare una collocazione: per chi è rimasto nel gruppo Misto, l’unica speranza è quella di arrivare a settembre. Per avere qualcosa in cassa. Seppure tra molti anni.