Peppino Impastato, 47 anni dopo: la lezione tradita sulla mafia

A 47 anni dalla morte di Peppino Impastato, la sua lezione resta scomoda, ignorata dalle istituzioni e tradita dalla politica.

Peppino Impastato, 47 anni dopo: la lezione tradita sulla mafia

Il 9 maggio 1978 Peppino Impastato fu assassinato dalla mafia. Il suo corpo fu dilaniato da una carica di tritolo sui binari della ferrovia a Cinisi. Quel giorno a Roma veniva ritrovato il cadavere di Aldo Moro. Lโ€™emergenza terrorismo oscurรฒ lโ€™omicidio di Impastato e aprรฌ la strada a un depistaggio che durรฒ decenni.

Peppino non fu solo una vittima. Fu un militante, un giornalista, un intellettuale politico. Aveva rotto con una famiglia mafiosa โ€“ il padre legato a Cosa Nostra, lo zio capomafia ucciso in un attentato โ€“ per combattere la mafia da sinistra, con la parola, la satira, lโ€™inchiesta. Aveva fondato Radio Aut, attaccava Gaetano Badalamenti, che ribattezzรฒ โ€œTano Sedutoโ€, e aveva denunciato il sistema criminale che si muoveva attorno allโ€™aeroporto di Punta Raisi.

Depistaggi, archiviazioni e promozioni

Lโ€™omicidio avvenne durante la campagna elettorale, a pochi giorni dal voto in cui fu simbolicamente eletto con 199 preferenze. La versione iniziale delle forze dellโ€™ordine fu quella del suicidio o dellโ€™attentato fallito. Le prove ignorate, la scena manipolata, la pietra insanguinata bollata come โ€œsangue mestrualeโ€. Le responsabilitร  di questo depistaggio sono documentate.

La Commissione parlamentare antimafia, nella relazione approvata nel dicembre 2000, aveva giร  accertato le responsabilitร  istituzionali nel depistaggio. Ma nessuno ha pagato. Le uniche condanne definitive sono arrivate a distanza di oltre ventโ€™anni: 30 anni per Vito Palazzolo nel 2001, ergastolo per Badalamenti nel 2002, grazie alla testimonianza del collaboratore di giustizia Salvatore Palazzolo.

Una memoria utile solo quando tace

Oggi la figura di Peppino Impastato continua a disturbare. Giovanni Russo Spena ha denunciato il tentativo di trasformarlo in unโ€™icona innocua. Salvatore Borsellino ha criticato lโ€™uso retorico dellโ€™antimafia a fronte di una mafia sempre piรน silente, finanziaria e infiltrata nelle istituzioni.

Il suo messaggio โ€“ veritร , giustizia sociale, cultura come resistenza โ€“ รจ ancora attuale. Ma disatteso. La libertร  di informazione, che per Impastato fu arma e bersaglio, รจ oggi oggetto di preoccupazione. Le critiche alle ingerenze governative sulla Rai, le proposte di legge che limitano il diritto di cronaca, il silenzio istituzionale sulla criminalitร  organizzata, sono segnali che vanno letti.

Lโ€™antimafia sociale di Peppino si opponeva alla diseguaglianza. Difendeva gli espropriati, gli edili, i disoccupati. Era una lotta contro un sistema.

Riforme discutibili

Politiche come lโ€™autonomia differenziata, che rischiano di aggravare il divario Nord-Sud, vanno in direzione contraria. Non basta dichiararsi contro la mafia: bisogna rimuoverne le condizioni materiali.

Peppino chiamava la mafia โ€œuna montagna di merdaโ€. Intuiva che prima ancora delle armi era la cultura mafiosa a dover essere smontata. Oggi quella mentalitร  โ€“ clientelare, familistica, opaca โ€“ resta intatta. Un governo tradisce la memoria di Impastato non se non celebra, ma se non educa. Non se non reprime, ma se non previene. Non se non parla, ma se non agisce.

La memoria รจ una responsabilitร . Lโ€™antimafia, un lavoro. Peppino non รจ una figura da commemorare. รˆ una voce da ascoltare, ancora.