Becchi: l’Italicum è una furbata anticostituzionale

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di Vittorio Pezzuto

I suoi post sul blog di Beppe Grillo esercitano una forte influenza ma guai a definirlo un ideologo: la gente lo identifica così ma Paolo Becchi, ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Genova, si considera un iscritto come tanti altri. E in questa veste esprime un giudizio netto sulla versione finale dell’Italicum: «È anticostituzionale come il Porcellum. Nella sua sentenza la Consulta ha detto no alle liste bloccate e a un eccessivo premio di maggioranza che distorce l’esito del voto. Entrambi questi aspetti rimangono invariati».
E quindi?
«E quindi mi auguro che l’avvocato Bozzi, il cui ricorso è ancora pendente in Cassazione, si attivi subito contro l’Italicum. Questa legge è soltanto una furbata per aggirare la decisione della Consulta. E comunque lo scandalo è il modo in cui stanno procedendo. Qui abbiamo una proposta di legge depositata in Commissione Affari costituzionali sulla base di un incontro riservato. Mi spiegate allora a che serve il Parlamento? Com’è possibile che si proceda alla scrittura della legge elettorale sulla base delle telefonate intercorse tra due extraparlamentari? La verità è che ormai abbiamo da un lato una vecchia Italia che cerca di sopravvivere a se stessa e dall’altro il M5S che discute con tranquillità le diverse opzioni, procedendo con votazioni online per definire la posizione che poi verrà tenuta dai nostri portavoce».
Questa volta il web rischia di essere più lento del Parlamento…
«Non penso proprio, i tempi di discussione e di approvazione non saranno così immediati. Oddio, sempre nell’ipotesi che i regolamenti della Camera vengano rispettati. In effetti ormai mi aspetto di tutto…».
Resta il fatto che anche questa volta il M5S ha preferito tenersi fuori da qualsiasi accordo.
«Mancavano le premesse per una discussione. Su una legge così importante quest’ultima va fatta in Parlamento, mica fuori! Comunque dobbiamo ancora una volta dire grazie a Napolitano: questo accordo è nato dopo i suoi ripetuti colloqui riservati con Renzi. È il modo con il quale Re Giorgio ha dato la grazia a Berlusconi, riportandolo al centro della scena politica. Non poteva concedergliela direttamente, l’ha fatto attraverso il segretario del Pd. Ma se Dio vuole i magistrati continueranno per la loro strada, non è certo finita qui…».
L’accordo prevede anche la modifica della natura e delle funzioni del Senato.
«Sono contrario, non penso che sia questo il momento di varare riforme di questa portata. Ci troviamo in una crisi economico-sociale gravissima e qui pare che la colpa di tutto sia della nostra Costituzione. Lo dicevano anche ai tempi della Repubblica di Weimar e sappiamo tutti com’è andata finire».
Però l’abolizione del bicameralismo perfetto renderebbe più snelli i tempi di approvazione delle leggi…
«Senta, trovo che sia pericoloso questo voler spostare tutta l’attenzione sui temi della governabilità e della stabilità di governo. Ed è davvero paradossale che un movimento rivoluzionario come il nostro sia costretto a battersi contro la distruzione della Costituzione. Con questo Parlamento di nominati non si può modificare assolutamente nulla».
Bei rivoluzionari che siete…
«Nessuno dice che questa Costituzione sia intoccabile. Noi stessi vorremmo toccare alcuni temi quali la disciplina dei referendum e il mandato imperativo per i parlamentari…».
Ma quest’ultimo era previsto nelle repubbliche sovietiche!
«Se per quello, lo è stato anche durante la Rivoluzione francese e in occasione della Comune di Parigi del 1871. Però discuterne adesso equivale ad attardarsi in un dibattito teologico sulla natura degli angeli».
Lei è stato il primo a sostenere, sul blog di Beppe Grillo, la messa in stato d’accusa del presidente Napolitano.
«Non ho certo cambiato idea. Attaccando ripetutamente il nostro Movimento, ha dimostrato di non essere più super partes. E soprattutto è stata intollerabile la sua pretesa di legare la rielezione alla formazione di un determinato governo e alle riforme costituzionali. Tu accetti o non accetti, mica decidi sulla base di un preciso disegno politico: non è mica il tuo ruolo! Dovrebbe essere il garante della Costituzione e invece è il primo a lavorare per la sua distruzione! Ricordo comunque che l’impeachment del capo dello Stato è previsto dal nostro ordinamento, non è un atto eversivo. Indipendentemente dal risultato della richiesta, che appare scontato, penso che dovrebbe comunque dimettersi (come già fecero Giovanni Leone e Francesco Cossiga) proprio perché questa nostra iniziativa dimostra che non è più il presidente di tutti gli italiani».
Sorial ha sbagliato a dargli del boia?
«I contenuti erano corretti ma ha sbagliato nell’usare quell’espressione. Occorre essere attenti alle parole, soprattutto se si sta nelle istituzioni. Questi ragazzi comunque li capisco: hanno gli animi esacerbati, stanno combattendo da soli in quell’inferno… Purtroppo il nostro ordinamento giuridico prevede ancora il reato di vilipendio al capo dello Stato, una norma fascista che lo stesso Napolitano ha chiesto venisse abolita. Vedremo adesso cosa decideranno i giudici. Mi auguro francamente che non ci siano strascichi giudiziari».
In tal caso dovrebbe rinunciare all’immunità parlamentare?
«Sì, per coerenza».
Perché, se “uno vale uno”, l’ingiuria di Sorial non è stata sconfessata da Grillo?
«Non vedo perché avrebbe dovuto. Lui interviene solo quando si accorge che non vengono rispettati i principi che ispirano il Movimento».