Per Facebook fa disinformazione. Siri oscurato porta il caso al Senato. Il leghista scivola sull’idrossiclorochina cara a Trump. Per il Social ha diffuso una notizia pericolosa e infondata

Armando Siri
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Molti medici pensano che l’idrossiclorochina accoppiata con lo zinco e forse l’azitromicina abbia un enorme successo. Come sapete l’ho presa per un periodo di 14 giorni. E come sapete sono qui. Mi viene da pensare che funzioni nelle prime fasi della malattia. A sostenerlo, nei mesi scorsi in uno dei suoi tanti interventi sul Covid, molti di carattere negazionista, è stato il presidente statunitense Donald Trump, idolo dei sovranisti. E se lo ha detto il tycoon il senatore leghista Armando Siri (nella foto) deve aver pensato che potesse dirlo tranquillamente anche lui. Il dibattito sull’utilizzo dell’idrossiclorochina contro il virus ferve nonostante da molti scienziati sia considerata inutile per contrastare il coronavirus. Siri ha così caldeggiato quella che si potrebbe chiamare “cura Trump” in un post e, dopo essersi visto bloccare da Facebook, ha chiesto l’intervento di Palazzo Madama.

LA MISSIVA. L’ex sottosegretario ai trasporti il 7 dicembre scorso ha scritto una lettera alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, lamentando che pochi giorni prima era stato oscurato da Facebook un suo post sulle cure a domicilio per il Covid e sull’uso appunto dell’idrossiclorochina. Per l’azienda di Mark Zuckerberg quanto scritto dall’esponente del Carroccio viola gli standard della community sulla disinformazione e rischia di arrecare danni fisici ad altri utenti. Per Siri si tratta invece di un’inaccettabile censura, un’inaccettabile ostacolo alla libertà di espressione di un parlamentare e dunque una violazione addirittura dell’articolo 68 della Costituzione.

Talmente grave che per il suo post oscurato il senatore leghista ha chiesto che il Senato intervenga contro Facebook. Una lettera che la presidente Casellati ha girato alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di Palazzo Madama, di cui ha dato comunicazione il presidente della stessa, l’azzurro Maurizio Gasparri, e su cui la stessa giunta dovrà pronunciarsi. Una battaglia subito appoggiata dal senatore azzurro Lucio Malan, ritenendo la questione posta dall’ex sottosegretario rilevante. “Evidenzia – ha detto il parlamentare di FI – una indebita compressione della libertà di espressione del parlamentare e della sua libertà politica”.

QUANTE GRANE. Messo alla porta dal Governo gialloverde per le sue grane giudiziarie, mentre ingaggia il braccio di ferro con il colosso americano dei social network, Siri continua intanto ad essere coinvolto in pesanti inchieste. Il senatore della Lega, che sette anni fa patteggiò una pena a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, è infatti indagato nell’inchiesta romana su una presunta tangente da 30mila euro che gli sarebbe stata data o promessa tramite Paolo Arata per favorire, nel Def 2018, con un emendamento, gli affari nel settore eolico.

Un’indagine che, partito l’avviso di garanzia, portò il premier Giuseppe Conte a dare all’esponente del Carroccio lo sfratto, l’8 maggio 2019, dal Ministero delle infrastrutture e trasporti, aprendo così una delle principali crepe nel rapporto con Salvini. E il 18 dicembre scorso per quella vicenda la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Siri, contestandogli ben due episodi di corruzione. L’ex sottosegretario è inoltre indagato dalla Procura della Repubblica di Milano, con l’accusa di autoriciclaggio, per un mutuo da 750mila euro concesso dalla Banca Agricola Commerciale di San Marino senza garanzie ipotecarie.

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