Per il welfare spendiamo meno della media Ue

Ammonta a 8.787 euro pro capire la spesa annua per il sociale e per il welfare in Italia. Meglio di noi anche Belgio e Irlanda.

La cifra parla chiaro: 8.787 euro pro capire. A tanto ammonta la spesa annua per il sociale e per il welfare. Non male si direbbe. Peccato che spendiamo decisamente meno rispetto a Paesi come Francia (12.093 euro), Belgio (11.948 euro), Germania (12.593 euro), Irlanda (10.015 euro), Svezia (12.845 euro), Finlandia (13.061 euro), Danimarca (16.843 euro), per non parlare del Lussemburgo (21.892 euro).

Per il welfare spendiamo meno della media Ue

Ammonta a 8.787 euro pro capire la spesa annua per il sociale e per il welfare in Italia

Sono questi i dati che emergono dall’ultimo interessante studio di OpenPolis. Ciononostante, il nuovo governo a trazione meloniana vuole abolire la principale forma di assistenzialismo nostrano: il Reddito di cittadinanza. Con tutto quello che ne potrebbe conseguire.

Basta dunque leggere fino in fondo i dati contenuti nel report per capire quanto nefasta possa essere questa possibilità. Anche perché di passi in avanti a livello europeo ne sono stati fatti. Nel complesso in Europa la spesa per l’assistenza sociale è andata gradualmente aumentando. Se nel 2008 ammontava a 6.564 euro pro capite, dal 2010 superava i 7mila, e dal 2016 in poi si è attestata al di sopra degli 8mila. Si tratta di un miglioramento che ha caratterizzato quasi la totalità degli stati membri, ma con diverse intensità.

E in Italia? Stesso discorso: nel corso degli anni abbiamo assistito a un lungo ma progressivo miglioramento. In tutti i più grandi Paesi dell’Ue (Germania, Francia, Italia e Spagna) la spesa nazionale per gli schemi di protezione sociale è andata progressivamente aumentando nel corso del decennio. In particolare in Germania, dove è passata da poco meno di 10mila euro pro capite a oltre 12mila (+2.940 euro).

Negli altri l’aumento è stato decisamente più contenuto, in particolare in Spagna (+559 euro pro capite). E arriviamo così al nostro Paese. Per quanto riguarda l’Italia, la cifra è passata da 7.797 euro pro capite nel 2011 a 8.787 nel 2019 (9.591 nel 2020, ma questo dato non è disponibile per tutti i paesi Ue).

Dal 2011 al 2019 è quindi aumentata di circa 991 euro pro capite. In termini assoluti, si è passati da 463 a 525 miliardi di euro. Parliamo cioè del 13% in più di spesa spesa per la protezione sociale in Italia, tra 2011 e 2019. Un aumento quindi che risulta più contenuto rispetto a quello registrato mediamente nell’Unione, pari al 23%.

Ma ci sono ancora altri dati che riguardano la nostra Italia e che suscitano non poco interesse. Per quanto riguarda gli altri Paesi dell’Ue, a registrare l’aumento più marcato è stata l’Estonia (+76%), seguita da Polonia (+60%) e Malta (+58%). Mentre l’unico Stato membro in cui la spesa per protezione sociale si è ridotta è stata la Grecia (-19%), dove è passata da circa 57 a meno di 46 miliardi di euro, tra il 2011 e il 2019. Aumenti piuttosto contenuti hanno avuto luogo anche a Cipro (+5%), in Spagna e in Ungheria (in entrambe +11%).

L’Italia – ecco un altro piazzamento non proprio lusinghiero – è al quinto posto come Stato con il miglioramento più contenuto. Se rapportiamo la spesa per assistenza sociale al Pil, la Francia è invece il Paese Ue che, nel 2019, registra la percentuale più elevata: 31,2%. Seguono alcuni Stati dell’Europa settentrionale, in primis Danimarca (30,2%) e Finlandia (29,6%). Gli unici a registrare invece una cifra inferiore al 15% sono Malta e Irlanda (rispettivamente 14,5% e 13,3%).

L’Italia è invece sesta per spesa/Pil, ma secondo i dati provvisori Eurostat sarebbe terza nel 2020. Stando ai dati provvisori di Eurostat relativi al 2020, la quota italiana sarebbe salita al 33,4%, posizionandosi quindi appena dopo la Francia (35,7%) e l’Austria (33,8%), al terzo posto, per spesa in rapporto al Pil. Ed è un aspetto interessante dato che parliamo del primo anno in cui sono stati visibili gli effetti della misura del Reddito di cittadinanza.

Difficile pensare sia solo un caso. Forse è anche da queste osservazioni che il nuovo esecutivo, che si formerà nei prossimi giorni, dovrebbe partire. Affinché l’Italia non retroceda ancora nelle prossime classifiche.

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