Per salvarci non basta lo stellone

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di Gaetano Pedullà

Più facciamo sacrifici, più il debito pubblico sale. Siamo al nuovo record storico: dobbiamo restituire il 133,3% di tutta la ricchezza che produciamo in un anno. Possiamo riuscirci continuando a tassare, tagliare gli investimenti, lasciare i giovani a spasso e gli anziani con uno straccio di pensione? No, non possiamo riuscirci. E chi dice il contrario lo fa sapendo di mentire. Se non mandiamo a quel paese il rigore, i vincoli della Merkel, lo spread e una politica inginocchiata davanti ai mercati finanziari, da questo debito non solo non usciremo mai, ma saremo giorno dopo giorno più poveri e disperati. L’inchiesta del nostro giornale di oggi racconta come tanti inseguano l’illusione del gratta e vinci. Un’illusione, visto che le vincite – quelle vere – sembrano così poche da far dubitare sull’esistenza dei premi promessi. Il punto però è un altro: vogliamo continuare a sfidare la fortuna o a soffrire per sempre, condannando le giovani generazioni al precariato o alla disoccupazione? Non c’è niente da fare: per salvarci serve uno shock. Cambiare le regole, costringere l’Europa a garantire per un anno o due una moratoria sul debito, così da dirottare lo stock degli interessi che paghiamo verso il cuneo fiscale dei lavoratori e gli investimenti. Se l’Europa non ci sta, piuttosto che genufletterci con Letta e Napolitano, andiamo per la nostra strada, recuperiamo la sovranità nazionale e affrontiamo l’ira dei mercati sapendo che dopo la tempesta potremo ripartire e ricreare quella ricchezza che oggi ci viene rubata sotto forma di spread e interessi sul debito. Usciamo gli attributi! La Banca centrale ieri ci ha detto che farà le pulci alle nostre banche nazionali. Facciamole noi le pulci a una Banca europea che canta vittoria per aver salvato l’Euro mentre milioni di europei muoiono di fame. Ricontrattiamo tutto il nostro debito, conteggiando anche la bellezza, la cultura, il patrimonio storico di questo Paese. Allora altro che debito! Di fronte ai tedeschi quelli più poveri non siamo noi.

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di Gaetano Pedullà

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