Perché il latitante Corona non aveva futuro

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Proseguiamo verso ovest, andiamo avanti fino a quando non troviamo una bella cittadina, quelle città nel deserto, lo sai perché sono nate? Perché la gente voleva andar via da qualche altro posto. […]  Dimenticherai la tua vecchia vita, non puoi tornare, non puoi telefonare, non puoi scrivere, non dovrai mai guardarti indietro, ti farai una nuova vita e la vivrai, vivrai la tua vita come avrebbe dovuto essere… e forse, anche se è pericoloso, forse… dopo un paio di anni, manderai a chiamare Naturelle.

E’ il padre di Monty Brogan che parla, nel monologo che pronuncia accompagnando il figlio verso il carcere. E’ stato beccato, come si dice, e di fronte il protagonista de La 25° ora ha una lunga permanenza in carcere oppure la prospettiva della fuga con l’inevitabile conseguenza di una vita da ricostruire nella clandestinità. E’ la stessa scelta di fronte alla quale si è trovato Fabrizio Corona quando ha saputo di essere stato condannato in via definitiva a cinque anni di carcere. Affrontare la pena o fuggire? In ogni caso l’addio alla vita mondana cui era abituato era scontato, restava solo il richiamo della libertà.
La 25° ora si chiude con un finale aperto e non sapremo amai cosa ha scelto Monty, se il carcere o la fuga. Corona inveca ha scelto e dopo aver prelevato una grossa somma di denaro è scappato verso il Portogallo, che in questa storia è diventato l’orizzonte del suo personalissimo Messico, quello dove guardano i fuggitivi dei film americani.
Prima ancora che la storia della fuga si concludesse con il suo arresto a Lisbona, solo dopo quattro giorni dalla sentenza, era già abbastanza chiaro che non ce l’avrebbe fatta. Il motivo è scritto in mille film, ed è lo stesso dal quale il padre di Monty mette in guardia il figlio: “la necessità di scomparire”.
Scomparire è già difficile di per sé, ma per Fabrizio Corona lo sarebbe stato ancora di più dal momento che ha sempre vissuto del suo apparire a tutti i costi. Ma il suo, attenzione non era il riverbero del solito falò delle vanità, o almeno non solo. Corona ha iniziato facendo profitto della notorietà altrui, ivi comprese le sue popolari compagne, e poi è finito a far profitto di sé stesso quando il metodo l’ha premiato con i guai giudiziari e con una solida popolarità. Corona fotografato nudo, al volante o in un’aula giudiziaria aveva il suo bravo valore commerciale, ed ancor più alto sarebbe stato il valore della foto del Corona super latitante. Quanto tempo avrebbe resistito a quella promessa di guadagno? Poco, pochissimo. Tempo però non ne ha avuto: s’è fatto tradire dall’antifurto satellitare della 500 grazie al quale le autorità lo hanno rintracciato. Un finale da sopravvalutato, in tutti i sensi.

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di Gaetano Pedullà

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