Piangiamo le Fosse Ardeatine senza conoscerne la verità. Un eccidio con responsabilità anche italiane

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In memoria dell’eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 Marzo 1944, il Presidente Sergio Mattarella ha deposto una corona al Mausoleo dedicato alle vittime. A 73 anni da quel tragico evento, fiori a parte quello che manca è il coraggio di dire la verità su quanto accaduto, e sulle drammatiche colpe italiane nascoste dietro alle austere divise tedesche che hanno commesso gli omicidi. Prima di arrivare al concetto così fuori moda di verità, partiamo allora dalle omissioni. L’eroe di quella strage fu Rosario Bentivegna, protagonista di varie azioni della Resistenza. Il “partigiano” ha ricevuto una medaglia al valore per il suo “gesto eroico”, ovvero per il lancio di una bomba su una camionetta con a bordo 35 soldati tedeschi. Lancio seguito da una fuga immediata. Rimasero uccisi anche 2 italiani, tra cui anche Pietro, di 11 anni.

Giorni tragici – Ai partigiani fu dato un aut aut di 24 ore: consegnate il colpevole o verranno uccisi dieci italiani per ogni vittima tedesca. Bentivegna si ritirò in religioso silenzio e solo dopo il comandante Erich Priebke eseguì l’ordine dando via al massacro. Dunque le vittime che vengono ogni anno doverosamente ricordate sono state uccise anche dalla violenza dei loro stessi concittadini, ai quali è stata anche conferita una medaglia. Partendo da questa drammatica verità possiamo rileggere e dare un altro valore alla Resistenza, che certo non può significare lanciare bombe e scappare. Resistenza è la mancanza di paura di fronte a qualcosa che è molto più grande dei singoli, ovvero il bene della nostra nazione. Non è giusto fare demagogia né lanciare populistici slogan contro categorie in generale. Gli uomini di qualsiasi schieramento si dividono in eroi, coraggiosi, mediocri e codardi e non esiste ideologia intrinsecamente più giusta di altre. Ma, pure volendo credere che Bentivegna non fosse al corrente della rappresaglia, c’è da chiedersi: cosa c’è di eroico nel mettere una bomba in un cassonetto? Cosa c’è di patriota nel fuggire subito dopo? Cosa c’è di esemplare nella condotta di chi agisce nascosto e scappa?

La vera resistenza – I valori da tramandare alle generazioni future, e gli esempi che meritano una medaglia sono ben altri. Resistenza è Falcone e Borsellino che non si piegano alla mafia, è Salvo D’Acquisto che sacrifica la propria vita per salvarne altre innocenti, è un immigrato bengalese che si tuffa nel Tevere per salvare una donna che annega, è un soldato che muore al fronte, è un bambino che si salva da una malattia e crea un fondo milionario per salvare altra gente. Resistenza è solidarietà, è aiutare chi rimane indietro e accumulare gioia anziché beni materiali. Resistenza è il coraggio di guardare avanti quando tutto ci porta indietro, e di dire la verità quando è scomoda e fa paura. Resistenza è raccontare il passato senza edulcorarlo per migliorare il futuro. Resistenza è verità.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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