Pieno sostegno a Conte. Un patto per l’Italia senza veti con chi ci sta. Parla il senatore M5S, Di Nicola: “I responsabili da soli non bastano”

PRIMO DI NICOLA
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Senatore Primo Di Nicola (M5S), come si esce da questa crisi?
“Con un programma preciso di fine legislatura, un Patto per l’Italia, in grado di affrontare le emergenze. Per mettere in sicurezza la salute dei cittadini alle prese con la pandemia e dare una prospettiva di ripresa e cambiamento al Paese”.

Con chi, con i responsabili?
“Anche con loro, con tutti coloro che se la sentono di sostenere lealmente questo programma. Ma non bastano di certo.

In che senso?
“I responsabili da soli non sono la soluzione ideale. O perlomeno una soluzione stabile e adeguata. Per affrontare i compiti che ci aspettano abbiamo il dovere di creare le condizioni per un governo sostenuto da una maggioranza più larga possibile. Vanno ricostituite le ragioni di un’alleanza mandata in frantumi dalla crisi aperta da Renzi. Anche verificando se ci sono le condizioni, qualora gli interessati lo chiedessero, per riaprire alla collaborazione con Italia viva”.

Ma con Renzi si può tornare a governare? Diversi suoi colleghi hanno già detto No.
“La crisi è aperta, vediamo come risolverla. Sostenere il tentativo di Conte è doveroso”.

Ma se Renzi cercherà di imporre condizioni per voi inaccettabili come il Mes?
“Invito Renzi, se ha ancora un senso minimo dello Stato, a non porre condizioni divisive. Il Mes non è una priorità. Peraltro ha già ottenuto molte cose: una rivisitazione e una diversa governance per il Recovery plan e la cessione da parte di Conte della delega sui servizi segreti. Cose che peraltro gli potevano essere concesse anche quando mesi fa le ha reclamate per la prima volta”.

E se ci fosse un veto su Conte?
“Lo riterrei immotivato, ma vedremo se c’è qualcuno che avrà il coraggio di avanzarlo. Deciderà comunque il presidente Mattarella. Centrale resta però il programma di governo e la determinazione dei 5S ad applicarlo. Le personalità che le forze politiche indicheranno importano relativamente agli italiani. Fondamentali saranno le competenze e la capacità. Anche quella di favorire il massimo della coesione. D’altra parte l’alternativa mi sembra letale”.

E quale sarebbe?
“Le elezioni con tutto ciò che ne consegue: 4 mesi di assenza di governo con l’impossibilità di attuare il piano vaccinale e di aiuti ai cittadini. Per non parlare degli oltre 200 miliardi del Recovery che rischiano di andare persi, del discredito internazionale dell’Italia e il fossato ulteriore di sfiducia che si creerebbe con i cittadini. Perché un altro elemento ancor più grave balzerebbe agli occhi degli elettori”.

Quale?
“Che questa non è solo una crisi politica, ma una crisi di sistema, una bancarotta democratica peraltro favorita da partiti che non hanno mai voluto mettere mano, per i loro interessi di parte, a riforme istituzionali ed elettorali che favorissero la stabilità. E questo è il pericolo più grande. Agli inizi degli anni Novanta davanti all’immobilismo della classe politica gli italiani si fecero giustizia con i referendum elettorali spazzando via la prima Repubblica. Ed erano tempi di vacche grasse. Adesso che invece stanno rischiando la vita per il virus e vivono fame e paura per la crisi economica potrebbero giustamente farsi sotto di nuovo. E non è detto che lo facciano allo stesso modo. Quando la disperazione sociale si mette in moto c’è il rischio che non si limitino a brandire solo le schede elettorali. Renzi e gli altri ne tengano conto”.