Piovono pezzi del razzo cinese. Timori per il rientro sulla Terra del vettore Long March 5-B. L’impatto ci sarà intorno al 10 maggio

Razzo cinese Long March 5-B
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Timori per la possibile caduta sulla Terra dei pezzi del razzo cinese Long March 5-B che il 29 aprile scorso ha portato in orbita il primo modulo della nuova stazione spaziale cinese. Il vettore cinese, infatti, in queste ore potrebbe effettuare un rientro non controllato nell’atmosfera causando una pioggia di rottami.

A preoccupare gli scienziati, che in queste ore stanno seguendo la traiettoria del razzo, è che i rottami della parte centrale del vettore possano finire al suolo, magari in un’area disabitata, e che il rientro incontrollato del razzo possa essere uno dei maggiori di sempre.

Il Long March 5B, secondo quanto riferisce il sito web specializzato SpaceNews (leggi l’articolo), è sceso di quasi ottanta chilometri di altitudine e sta perdendo quota avvicinandosi all’atmosfera terrestre. La perdita di quota e la velocità, circa 27.600 chilometri orari secondo calcoli di oggi, a un’altitudine di oltre trecento chilometri, rendono impossibile, attualmente, prevedere in quale punto della Terra i rottami del razzo potranno cadere.

Il razzo cinese pesa circa 21 e il suo rientro è previsto intorno al 10 maggio, con uno scarto di due giorni prima o dopo la stessa data. In base all’orbita attuale, il razzo potrebbe cadere in un’area compresa, a Nord, tra Pechino, New York e Madrid, o a Sud, tra il Cile e la Nuova Zelanda.

Lo scorso anno, dopo sei giorni in orbita in occasione di un altro lancio, i rottami di un razzo cinese gemello non si erano carbonizzati al rientro nell’atmosfera finendo nell’oceano Atlantico. Il rientro fuori controllo era stato definito “molto pericoloso” dall’ex amministratore della Nasa, Jim Bridenstine.

Nel 2018, il rientro incontrollato nell’atmosfera della prima stazione spaziale cinese, la Tiangong-1, da otto tonnellate, aveva sollevato timori, ma non aveva provocato danni. L’anno successivo, invece, il rientro della Tiangong-2 era avvenuto in maniera controllata, nell’oceano Pacifico meridionale.

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di Gaetano Pedullà

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