Il più abusato è il bonus cultura, ma tutti si scagliano contro il Reddito di cittadinanza. Migliaia gli illeciti accertati sul voucher per i 18enni voluto da Renzi

bonus cultura Renzi
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Soldi del bonus cultura spesi per acquistare smartphone e videogiochi. Non proprio strumenti di arricchimento culturale. Una truffa in piena regola, orchestrata a Faenza, scoperta all’inizio di quest’anno. La vicenda è finita con la denuncia all’imprenditore e una multa salata per oltre sessanta 18enni che avevano impiegato impropriamente il voucher.

Dinamica simile è stata smascherata a Montebelluna, in provincia di Treviso, appena a luglio: decine di giovani hanno usato in maniera impropria il bonus di 500 euro, acquistando prodotti non esattamente culturali e consentendo a un libraio di intascare migliaia di euro. Sono giusto due esempi, ma da nord a sud l’elenco potrebbe continuare a lungo. Benvenuti nel mondo di 18App, uno degli incentivi elargiti per favorire la diffusione della cultura tra i più giovani, introdotto dal governo Renzi nel 2016. Ma di cosa si tratta nel dettaglio?

BONUS RENZI. La misura consente ai neomaggiorenni, registrandosi all’apposito sito, di conseguire una card da 500 euro annui da spendere “per cinema, musica e concerti, eventi culturali, libri, musei, monumenti e parchi, teatro e danza, corsi di musica, di teatro, di lingua straniera, abbonamenti a quotidiani anche in formato digitale”. Ma il voucher può essere utilizzato esclusivamente per questi beni, senza alcuna eccezione. Altrimenti si commette un reato. Niente abolizione, nonostante le numerose irregolarità scoperte. Tanto che la norma è stata confermata anche dai successivi governi, indipendentemente dal colore politico.

TUTTI D’ACCORDO. Il Movimento 5 Stelle, nella manovra 2019, si è addirittura battuto per conservare il bonus, introducendo dei correttivi. Ha capito la ratio e ha voluto garantire continuità. L’armonia bipartisan sulla misura conferma l’apprezzamento dell’iniziativa. Ma ciò non toglie che di tanto in tanto spuntino notizie di frodi, con conseguenze anche penali. Senza che nessuno si stracci le vesti sul funzionamento della misura, chiedendone l’abolizione. Anzi, tutt’altro. Il deputato di Italia viva, Gabriele Toccafondi, ha presentato un’interrogazione alla Camera per chiedere che il provvedimento diventi “strutturale”.

DUE PESI E DUE MISURE. E il parlamentare renziano è ben consapevole che 18App sia anche fonte di truffe e lo scrive proprio nell’atto depositato a Montecitorio: “Purtroppo – scrive il deputato di Iv – si sarebbero registrati dei casi di utilizzo fraudolento del bonus da parte di alcuni esercizi commerciali, che, dietro parziale pagamento della card ai ragazzi e alle ragazze, richiederebbero poi l’intero ammontare di rimborso”. Ma di fronte a tale consapevolezza, non si sogna nemmeno di chiederne la cancellazione. Piuttosto invoca iniziative “per contrastare l’eventuale utilizzo improprio del bonus in oggetto”. Chissà perché non vale lo stesso discorso per il Reddito cittadinanza (leggi l’articolo).

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