Più bancomat e meno cash. Il patto di Conte con gli onesti. Dagli Stati generali il premier lancia la svolta digitale per i pagamenti. Ma senza penalizzare l’uso del contante

di Raffaella Malito
Politica

Gli effetti della crisi devono ancora dispiegarsi. Prima che arrivino le risorse dall’Europa non si escludono nuovi interventi. Il piano di rilancio elaborato dal governo è uno “sforzo corale”. Al Paese si chiede di abbracciare un’altra prospettiva: uno sguardo verso obiettivi di medio e lungo periodo. Scommettere sul digitale, promuovere i pagamenti cashless. Sono alcuni dei messaggi che il premier Giuseppe Conte invia nel corso della terza giornata degli Stati generali dell’economia. Ieri ad ascoltarlo e ad avanzare proposte e progetti c’erano commercianti, artigiani, associazioni di categoria come l’Abi e l’Ania. Il governo conferma uno dei pilastri del piano di rilancio del Paese: un’Italia completamente digitale in cui vengano promossi i pagamenti cashless.

Un piano quest’ultimo che aveva sollevato le preoccupazioni di commercianti e artigiani. “Ma lo faremo in modo dolce, fair e gentile, non abbiamo mai pensato di imporre penalizzazioni a chi non si conforma”, assicura il presidente del Consiglio. Nel piano specifico di Recovery italiano che il governo presenterà a settembre all’Europa, spiega, c’è la possibilità di evitare aggravi per i commercianti per quanto riguarda i pagamenti digitali e di chiedere investimenti per la strumentazione per favorire una transizione dolce. L’obiettivo rimane il contrasto all’evasione e all’economia sommersa. Conte spiega di aver scelto di iniziare dai rappresentanti del commercio, dell’artigianato, della piccola e media impresa, del terziario e della distribuzione perché sono tutti settori che stanno soffrendo particolarmente gli effetti di questa emergenza.

E snocciola gli ultimi dati dell’Istat che ci restituiscono “un’immagine molto preoccupante” sul calo delle vendite e dei consumi. Allo stesso tempo “il governo riconosce il valore del tessuto delle piccole e medie imprese, che non delocalizzano e danno valore al territorio. Sono il modello produttivo che ha reso forte il nostro Paese”. L’Italia, riconosce il premier, “sta faticosamente uscendo da uno shock senza precedenti che ha comportato e sta comportando costi umani altissimi e costi sociali ed economici altrettanto alti. Ora però bisogna guardare al futuro e, come ci stiamo ripetendo, non possiamo pensare di ripristinare la vecchia normalità ma dobbiamo assolutamente affermarne una nuova che deve prevedere tassi di crescita economica e di sviluppo sostenibile sociale per il Paese ben più elevati rispetto al passato”.

Sui prestiti garantiti previsti dai decreti del governo, ha detto poi il premier, “stiamo assistendo negli ultimi giorni a un miglioramento e c’è la sensazione che anche le imprese bancarie stiano creando flussi più consistenti e apprezzabili”. I rappresentanti delle imprese e delle associazioni ascoltati dal premier e dagli altri ministri hanno chiesto, da parte loro, risposte urgenti su crisi di liquidità, estensione delle moratorie fiscali, eccesso di burocrazia ma soprattutto riduzione della pressione fiscale e del costo del lavoro. Confcommercio ha paventato la chiusura di 270mila imprese con la perdita di oltre un milione di posti lavoro. Confesercenti ha chiesto un piano straordinario per il turismo istituendo zone franche, che prevedano fiscalità di vantaggio per visitatori stranieri e imprese.

Oggi, fra gli altri, tocca a Confindustria. Che si presenterà con un suo piano. Ieri il suo presidente, Carlo Bonomi, è ritornato a picconare il governo, sostenendo che finora è mancata una visione sulla fase 3. Fuori programma per Conte che, insieme con i ministri Nunzia Catalfo e Roberto Gualtieri, ha incontrato il sindacalista Aboubakar Soumahoro che per protestare sulle condizioni dei braccianti e dei migranti si è incatenato a villa Pamphilj. Conte avrebbe assicurato che il tema dei diritti dei migranti e dei lavoratori sta a cuore al governo.