Più che segreti gli appalti ai Servizi erano truccati

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Clemente Pistilli

“Non ci sto”. Era il 3 novembre 1993 quando l’allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, irruppe sugli schermi televisivi e a reti unificate prese le distanze dalle accuse di aver intascato quando era ministro dell’interno, come altri suoi colleghi, cento milioni di lire al mese, distratti dai fondi riservati dei servizi segreti. A lanciare l’accusa verso i titolari del Viminale era stato Riccardo Malpica, finito in manette proprio con l’accusa di aver dirottato, come direttore del servizio segreto civile, ingenti somme su suoi conti personali e di altri collaboratori. Venne ipotizzato un attacco alle fondamenta della Repubblica, si parlò di “Sisde-gate” e le indagini si susseguirono, salvo poi finire con poche condanne, numerose assoluzioni e tanti procedimenti caduti in prescrizione. Per quella vicenda, entrata in parte tra i misteri d’Italia, la Corte dei Conti sta però cercando di recuperare parte delle somme che i vertici dei Servizi avrebbero sperperato e per l’ex direttore dell’ufficio lavori, Valter Perilli, è ora arrivata la conferma di una condanna a risarcire 900mila euro allo Stato. L’ex 007, attualmente 64enne, residente ad Amatrice, in provincia di Rieti, insieme all’allora direttore Malpica, detto “Il cinese”, e all’allora direttore amministrativo del Sisde, Maurizio Broccoletti, è finito accusato di aver pagato molto di più del prezzo di mercato per la realizzazione di un immobile dei servizi segreti in via Monte Oppio, a Roma, il tutto a vantaggio di una società a cui venivano appaltati gran parte dei lavori, la “Fra.Sa. srl”, ritenuta vicina allo stesso Scalfaro. Si tratta della ditta dell’architetto Adolfo Salabè, nota per aver compiuto numerosi lavori per i potenti. Sul fronte penale, dove era stato ipotizzato il reato di abuso d’ufficio, il reato è finito in prescrizione, ma sul piano contabile, dopo un’assoluzione in primo grado, in appello è arrivata la condanna al maxi-risarcimento al Ministero dell’interno. Perilli ha giocato la carta del ricorso per revocazione, sostenendo che i giudici erano incorsi in diversi errori e chiedendo loro di revocare appunto la sentenza. Niente da fare: il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il salasso per l’ex 007 è assicurato. Per una  vicenda analoga, Perilli era già stato condannato a risarcire 235mila euro.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quell’asse Draghi-Renzi sui Servizi

A volte guarda che strane le coincidenze! Il direttore del Dis (il coordinamento dei Servizi segreti) Gennaro Vecchione informa il Copasir, cioè il Parlamento, che lo 007 Marco Mancini ha incontrato Matteo Renzi nell’autogrill di Fiano Romano senza informare i superiori, e 48 ore dopo

Continua »
TV E MEDIA