Più No che Sì a Draghi. Dibattito aperto tra i 5 Stelle senza venti di scissione. Il Movimento potrebbe dare la parola agli attivisti

VITO CRIMI
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A partecipare alla riunione online che, a partire dalle 15 si è protratta per tutto il pomeriggio per poi riprendere in serata, c’erano quasi tutti i parlamentari 5 stelle. Iscritti a parlare una cinquantina. Il tema era di quelli delicati: la posizione del Movimento rispetto al nascituro Governo Draghi di fronte al drammatico appello del presidente Mattarella alla responsabilità e all’unità nazionale? Le opinioni sono diverse e il dibattito aperto. Ma il clima non è certo quello del redde rationem. Nessuna scissione all’orizzonte, almeno per ora, con i No che prevalgono sui Sì tra i deputati e i senatori che hanno preso la parola.

Il primo ad intervenire è stato il reggente Vito Crimi, il quale è stato chiaro su un punto: “È stato evidente da subito – ha detto il capo politico – che Renzi non aveva alcuna intenzione di ricucire. Voleva nomine ovunque, dalla Rai a Cassa Depositi e Presititi”. Poi è arrivato al punto, il Governo Draghi, ribadendo quanto già aveva dichiarato due giorni fa: “Il governo tecnico non ha mai fatto bene al Paese”. Dunque il capo politico ha esposto la linea: “Alle consultazioni ribadiremo il nostro fermo ‘no’ al governo tecnico”.

IL CONFRONTO. Parole che hanno dato il via alla discussione. Con toni pacati e qualche acuto. Secondo quanto risulta alla Notizia, dei circa 50 oratori che si sono susseguiti fino alle 18.30, quando l’assemblea è stata sospesa per dare modo a Crimi di partecipare al vertice con Pd e LeU, più o meno i due terzi si sono espressi per il No a Draghi. Una quindicina, invece, ha indicato una strada diversa: andare alle consultazioni senza un’idea precostituita, ascoltare la proposta del premier e poi decidere. E ad esporre questa linea, tra i tanti, anche personaggi di spicco come Sergio Battelli, presidente della commissione Esteri della Camera (“Ho condiviso il discorso di Mattarella. E noi la prima cosa che diciamo è vaff…?”) e l’ex ministra Giulia Grillo (l’ex ministra è stata critica anche sul comunicato di Crimi di due giorni fa, pubblicato senza aver prima deciso la linea).

Ma tra coloro che preferiscono attendere il confronto con Draghi spiccano anche Federico D’Incà, il qualche ha sottolineato come una scelta d’impulso potrebbe compromettere l’alleanza con Pd e LeU(“Rischiamo di compromettere anche il ruolo di Conte come federatore”), la sottosegretaria Mirella Liuzzi e Filippo Gallinella. Se l’idea di Crimi è quella di dire No al Governo tecnico per spingere verso la soluzione di un altro Governo politico, Primo Di Nicola, unico del tridente di giornalisti M5S rimasto fedele alla causa del Movimento dopo gli addii di Paragone e Carelli, solleva un’obiezione: “Il governo tecnico è la peggiore soluzione, ma anche l’ultima praticabile. Dovremmo dire No, allineandoci peraltro alla posizione di Fratelli d’Italia, per dare vita ad un governo politico, per il quale non c’è alcun presupposto. Abbiamo sempre detto che si ragiona sui temi. Quindi, andiamo da Draghi, confrontiamoci sul programma e poi decidiamo”.

Di tutto altro avviso, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, la vicepresidente del Senato Paola Taverna e quella della Camera Maria Edera Spadoni, l’ex viceministro Danilo Toninelli, il ministro Stefano Patuanelli. E ancora, il presidente dell’Antimafia, Nicola Morra, e Alessio Villarosa. Per tutti il concetto è uno solo: entrare in una maggioranza a guida Draghi sarebbe la morte del Movimento. Una discussione, insomma, ampia e complicata in cui non sono mancati attimi di imbarazzo. Quando le agenzie hanno battuto la notizia del vertice M5S-Pd-LeU che Crimi non aveva comunicato all’inizio dell’assemblea.

Il reggente è stato allora costretto a riprendere la parola per spiegare che si trattava di un vertice per concordare un’azione coordinata, in caso di partenza del governo Draghi, a difesa dei provvedimenti varati durante l’esperienza giallorossa. E Luigi Di Maio? Ha parlato per ultimo, prima della sospensione. “Alle consultazioni andremo e ascolteremo. Lì ribadiremo che l’interesse del Paese è avere un governo politico, non tecnico”. E poi l’appello all’unità: “La mia casa è il Movimento. Saremo forti se restiamo compatti fino in fondo”, avrebbe detto il ministro degli Esteri. Una riunione fiume, al termine della quale sarebbe maturata l’idea che, dopo le consultazioni, i 5S potrebbero dare la parola agli attivisti per esprimersi non solo su Draghi premier, ma anche sul programma del suo governo. E di scissioni neppure l’ombra.

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