Dai Pm antimafia un coro di critiche alla riforma. Caselli, Gratteri & Co: le modifiche alla legge penale non bastano

Gian carlo caselli
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Seppure modificata come richiesto dal Movimento 5 Stelle, evitando che vengano cancellati persino i processi per mafia, terrorismo e violenza sessuale, la riforma penale della guardasigilli Marta Cartabia continua a non convincere i magistrati da sempre in prima linea contro la grande criminalità. Dall’ex procuratore di Palermo, Gian Carlo Caselli, al procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, è un solo coro di critiche.

LE REAZIONI
“Continuo ad essere favorevole alla riforma Bonafede per quanto attiene la disciplina della prescrizione, mentre la riforma Cartabia sulla improcedibilità non mi convince. L’accordo mi sembra un colpo al cerchio e uno alla botte”, ha dichiarato Caselli. L’ex procuratore di Palermo ha poi specificato che l’Europa ci chiede un processo celere e non la riforma della prescrizione, come invece il Governo vuole far credere, e che è molto pericoloso nella riforma Cartabia il punto in cui si attribuisce al Parlamento il potere di stabilire le priorità di trattamento degli affari giudiziari da parte delle procure, facendo venir meno la necessaria indipendenza della magistratura. Ancor più diretto Gratteri, definendo la riforma Cartabia “la peggiore di sempre”. Dubbi anche dall’ex ministro ed ex presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick. “In termini generali – ha detto – l’impostazione della riforma mette insieme due prospettive molto diverse, mira a un compromesso alto, un punto di equilibrio politico che tuttavia rischia di creare problemi di interpretazione e di costituzionalità sul piano tecnico.’’ ‘’Da un lato – ha spiegato il costituzionalista – c’è un elemento sostanziale, la prescrizione che estingue il reato. Dall’altro c’è l’elemento processuale, l’improcedibilità che impedisce di iniziare o proseguire nel procedimento di impugnazione. Non è questione formale ma di grande sostanza, che implica tutta una serie di problemi, sul cui merito in questo momento non ritengo di entrare”.

Senza contare che il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha sostenuto che la riforma non fa i conti con la complessità del sistema giustizia italiano e con la peculiarità della situazione criminale in Italia, caratterizzata dalla presenza di diverse organizzazioni mafiose e dalla esistenza di un vasto fenomeno di corruzione sistemico.