Politica miope, ecco perché abbiamo perso l’autobus. Trasporti pubblici sacrificati, ora le Fs puntano all’affare. A Roma i mezzi dell’Atac hanno rischiato di restare fermi senza gasolio

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di Carola Olmi

Ve li immaginate i poveri passeggeri che spingono l’autobus? Un po’ pesante da spostare, ma a Roma si è arrivati a correre questo pericolo. Un grosso creditore – il consorzio Roma Tpl – è riuscito a imporre il blocco dei conti correnti bancari dell’azienda municipale, l’Atac. Impossibile prelevare anche un euro. E finite le riserve di carburante già oggi molti mezzi avrebbero rischiato di restare a secco e fermarsi. Una catastrofe scongiurata con una decisione d’urgenza, presa ieri pomeriggio dall’amministrazione di Ignazio Marino, che farà di Roma Capitale il garante dei 77 milioni all’origine del contendere. La pezza c’è, ma resta il buco.

IL CONTENZIOSO
All’origine del problema c’è il contenzioso con Roma Tpl, il consorzio di imprese che si è aggiudicato per 9 anni il servizio di trasporto nelle zone periferiche e ultraperiferiche della città. Atac deve pagare questa somma, ma non ha i quattrini per farlo. Se non fosse arrivata la delibera immediatamente esecutiva approvata dalla Giunta capitolina oggi per le strade di Roma sarebbe stato il caos. Ma si può arrivare a questo?
“Il Comune – ha spiegato l’assessore al Bilancio, Silvia Scozzese – ha stanziato i 77 milioni con una forma di concessione di credito consentita dal testo unico enti locali, per assicurare entro l’anno la soluzione di un caso come questo anticipando delle risorse a una società di nostra proprietà come Atac: è ovvio – ha aggiunto – che il termine di chiusura di questa operazione è vicinissimo, a fine novembre quando il giudice deciderà se mantenere o meno il sequestro e quindi se deciderà se le somme trasferite ad Atac devono rimanere lì oppure possono essere ritirate”.

SI NAVIGA A VISTA
“Si tratta – ha precisato la Scozzese – di un debito che impropriamente il tribunale ha attribuito ad Atac perché è evidente che si sarebbe dovuto agire sul Comune di Roma. In questo modo, bloccando i conti correnti dell’azienda, Roma Tpl avrebbe potuto mettere a rischio l’operatività dell’azienda. L’atto di oggi (ieri, ndr) – ha aggiunto l’assessore alla Mobilità, Guido Improta – consente ai legali di Atac di andare in tribunale e chiedere che il pignoramento e la garanzia rispetto al debito, quando questo diventerà riconosciuto, si applichi alle somme di Roma Capitale appena stanziate liberando dal vincolo del pignoramento i conti correnti di Atac. Il fattore tempo non è secondario: noi non sappiamo quando il Tribunale ascolterà i legali di Atac e se accetterà di ricondurre solo ai fondi del Comune il pignoramento. Quindi non siamo ancora in condizione di dire che con questo provvedimento il servizio non sarà interrotto”.

DISATRO TPL
Siamo di fronte dunque all’ennesimo disastro del tpl. Un settore che secondo l’ultima relazione presentata da Asstra al commissario Cottarelli conta in Italia 127 operatori partecipati dagli enti locali, con 85mila dipendenti. Il nodo resta quello dei ricavi da traffico, ancora sotto la soglia psicologica del 30% (nel 2012 si era al 27,8%), prezzo del biglietto che sale e trasferimenti da Sttao, Regioni e Comuni che diminuiscono. In calo anche i passeggeri, che se scendono di poco nelle grandi e piccole città, crollano in quelle medie, dove i bus restano vuoti.

Trasporti pubblici sacrificati e ora le Ferrovie dello Stato puntano all’affare

di Sergio Patti

Criticità finanziarie, passeggeri ancora in calo soprattutto nelle città medie, incertezza sulle risorse e sulle norme di settore. Così far andare gli autobus è un’impresa durissima. E non meravigliamoci poi se il trasporto pubblico in Europa gira, non solo in senso metaforico, a una velocità diversa rispetto a quanto avviene qui in Italia. Ad alzare un velo sui grandi mali del settore è Massimo Roncucci, presidente dell’Asstra, l’associazione delle municipalizzate di bus e metropolitane. “Nessun settore, compreso il gas, l’energia e i rifiuti – spiega – dipende dalla contribuzione pubblica come il trasporto. E alcune grandi realtà sono al collasso”.

RESPONSABILITÀ
Da chi dipende? Chi ha gestito male? “Ci sono – dice Rancucci – diverse responsabilità. Ma fin quando non definiremo un concetto base come i costi standard sarà impossibile stabilire con certezza se c’è un’inefficienza magari nel management dell’azienda o se invece è la contribuzione pubblica ad essere insufficiente rispetto ai servizi da coprire”. Il legislatore ci prova da anni a normare diversamente il settore, aprendo alla concorrenza e ai privati. Quando si arriva all’ora di fare sul serio tutto però slitta a data da destinarsi. “Nei trasporti pubblici – continua il presidente di Asstra – ci sono resistenze fortissime. E appetiti”. Si riferisce alle Ferrovie che improvvisamente sembrano volersi prendere le municipalizzate? “Mi riferisco al fatto che tutti richiamano la concorrenza, ma poi le cose restano come stanno. In questo senso l’ipotesi di un ingresso delle Ferrovie può essere positivo se legato a un progetto di sviluppo del trasporto locale. Diversamente si passerebbe dai piccoli monopoli dei Comuni al monopolio di una società del Tesoro”. Resta il problema di abbattere i costi, oltre che migliorare i servizi. Il commissario alla spending review Carlo Cottarelli ha studiato a fondo il vostro settore. Se la tendenza è ad aggregare i piccoli Comuni, a maggior ragione questo obiettivo è da inseguire con le aziende di servizio come le vostre. “Guardi – risponde Rancucci – il sottoscritto presiede un consorzio che ha messo insieme quattro aziende del trasporto pubblico toscane. La direzione è questa, ma le aggregazioni vanno incentivate, non imposte. Mettere insieme alcune imprese anche vicine non sempre ha un significato industriale. Piuttosto va fatta attenzione ai lotti messi in gara. Prevedere lotti molto grandi non produce economie”. Questo è uno degli aspetti che toccano alle amministrazioni locali. E anche qui le scelte non è che abbiano aiutato l’ingresso dei privati. “Esatto – ammette Rancuucci – ma non si può ignorare che il settore dei trasporti locali è molto particolare. E con l’incertezza che c’è nelle risorse è normale che i privati restino al largo”.

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