Poliziotti maltrattati dallo Stato che difendono

di Valeria Di Corrado
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di Valeria Di Corrado

Ci sono dirigenti della Polizia costretti a comprare la camicia per andare al lavoro dal mercato. Lo specchio del nostro Paese è anche questo. L’ultimo aumento contrattuale per la categoria c’è stato nel 2009, peggio del resto del pubblico impiego, il cui rinnovo risale al 2010. Non ci sono più le risorse per pagare gli aumenti di stipendio destinati agli scatti di anzianità o alle promozioni. E i sindacati temono che il blocco venga esteso anche al 2014. Se così fosse l’anno prossimo ci troveremo ad avere questori che prendono la stessa retribuzione di ispettori, pur dovendo sobbarcarsi maggiori responsabilità e gestire per conto dello Stato centinaia di migliaia di euro. E se si sbaglia, si è chiamati a risponderne davanti ai giudici della Corte dei Conti. Nessuna azienda privata riserva ai suoi dirigenti questo trattamento.

Istituzioni sorde e cieche

Oltre il danno la beffa. Perché dopo aver dedicato la vita a fare carriera e servire lo Stato, si arriva a un passo dalla pensione (quella contributiva), senza poter contare dell’aumento di stipendio per essere diventati dirigenti. Nel frattempo nell’Esercito continua la pratica di promuovere in extremis i colonnelli e mandarli in pensione da generali, con la scusa di essere pronti in caso di un’eventuale guerra. La rabbia è enorme tra i dirigenti della Polizia. C’è chi si dice costretto a trovare un secondo lavoro per andare avanti. Alla faccia della reputazione. E ovviamente le istituzioni restano sorde e insensibili a qualsiasi richiesta di aiuto. Scrivere al Ministero degli Interni, piuttosto che al presidente del Senato, non serve a nulla. Ormai non si usa più nemmeno rispondere.

Ritardi nei pagamenti

Gli straordinari e le missioni (diventati vitali per arrivare alla fine del mese) vengono pagati con 3 mesi di ritardo. Per i servizi di ordine pubblico, come il presidio negli stadi, alle manifestazioni o ai cortei, il compenso arriva dopo sei mesi. Le indennità destinate ai reparti speciali, poi, vengono accreditate sulle buste paga di agenti della Polfer o della Polstrada con un anno di ritardo. “Basti pensare che gli uomini impiegati a far fronte all’emergenza immigrazione dell’autunno scorso ad oggi non sono stati ancora pagati – spiega Daniele Tissone, segretario generale del Silp – A questo bisogna aggiungere il fatto che negli ultimi anni, a causa dell’inflazione, abbiamo avuto una perdita del potere di acquisto di 80 euro al mese sulla retribuzione dei poliziotti”.

A rischio il sistema sicurezza

“C’è un forte disagio per il “mal-trattamento” economico. Siamo arrivati a una situazione kafkiana: gli agenti sono costretti ad anticipare i soldi persino per andare in missione – racconta Nicola Tanzi, segretario generale del Sap – Il comparto sicurezza negli ultimi anni è stato tagliato di oltre 3 miliardi. Solo nel 2012 abbiamo perso 2 mila poliziotti. Per ogni tre lavoratori che escono, ne esce uno. Ormai l’insicurezza non è solo percepita, ma reale. A farne le spese saranno i cittadini”. Un piccolo spiraglio di speranza potrebbe venire dall’incontro previsto per la prossima settimana alla Camera. Il sindacato Sap è stato convocato in un’audizione parlamentare dalle commissioni congiunte I e XI per discutere dello sblocco del pagamento almeno delle indennità. Chissà se lo Stato si ricorderà prima o poi di chi ogni giorno lavora per difenderlo.