Polvere di 5 stelle

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di Vittorio Pezzuto

Non hanno mai letto Max Weber e le pagine del suo “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” nel quale il celeberrimo sociologo tedesco ha trattato all’eterno principio dell’eterogenesi dei fini. Altrimenti i grillini duri e puri avrebbero forse riflettuto qualche minuto prima di cedere all’esiziale pulsione dell’intolleranza nei confronti di una manciata di loro colleghi al Senato. Si illudevano che espellendoli dal Movimento avrebbero finalmente compattato le fila della falange pentastellata in vista della madre di tutte le battaglie: le elezioni europee da vincere a tutti i costi contro il Pd del detestato Matteo Renzi. E invece si sono ritrovati in mano i cocci di due gruppi parlamentari in piena crisi di nervi, con parlamentari che si guardano in cagnesco tra loro, scoppiano a piangere e si rinfacciano a vicenda di essere nientemeno che «fascisti». Capita, quando si decide di espellere 4 senatori (Louis Orellana, Francesco Campanella, Lorenzo Battista e Fabrizio Bocchino) colpevoli soltanto di aver espresso pubblicamente le loro perplessità sulla condotta di Beppe Grillo nel corso dell’incontro in diretta streaming con Matteo Renzi nonché di aver diramato alcuni comunicati stampa non in linea con l’ortodossia imposta dallo staff di Casaleggio. Per comprendere appieno la consistenza delle accuse ai reietti è utile andarsi a leggere su Facebook un post dell’ex capogruppo Vito Crimi: «Non vedendosi riconosciute dalla maggioranza le proprie tesi minoritarie hanno tentato di imporre una linea diversa, portando, artificialmente e dolosamente, il dibattito all’esterno, per trovare fuori quel credito che dentro non riescono ad ottenere. Oggi – scrive ancora Crimi – sento parlare di ‘gogna’ e ‘patibolo’ mediatico. Mi chiedo: qualcuno ha notato la ‘gogna’ alla quale per mesi è stato esposto il Movimento 5 Stelle, per effetto di 4 senatori del Movimento stesso, che anziché palesare e condividere nelle assemblee le loro critiche, si concedevano alla corte di microfoni, telecamere e taccuini, facendoci scoprire dai giornali le loro opinioni?». Capite bene che argomenti di questo spessore rendono inutile ogni ragionamento politico.
Ieri una nuova riunione dei senatori pentastellati è servita solo a certificare uno stato di tensione insostenibile. Sono volate parole grosse. Qualcuno dello staff si è rivolto a una senatrice dandole della «cagna», al punto che l’interessata si allontanata dalla riunione singhiozzando. Lo scontro è scoppiato con il capogruppo Maurizio Santangelo allorquando la senatrice Serenella Fucksia ha chiesto di invalidare il voto di espulsione perché deciso in contrasto col regolamento interno. Alla richiesta si è aggiunto Lorenzo Battista, uno dei quattro nel mirino, che a Santangelo ha chiesto: «Chiama Grillo e digli che l’assemblea di ieri non era valida». Ma Santangelo ha replicato a muso duro: «Sai che c’è? Vattene!». A quel punto non solo Battista ma una decina di suoi colleghi (Bencini, Romani, Pepe, Fedeli, Vacciano, Bignami, Campanella, Bocchino, Orellana e Iannuzzi) hanno abbandonato la riunione tra urla e parolacce, accusando gli ‘ortodossi’ di essere «peggio dei fascisti» e minacciando le dimissioni. Anche le senatrici Casaletto, Mussini e De Pietro hanno annunciato l’intenzione di dimettersi.

Nasce un nuovo gruppo?
Quanto accade in casa grillina potrebbe avere importanti riflessi nelle geografia stessa del Parlamento. Se i fuoriusciti dal Movimento non si limitassero a rassegnare le dimissioni dal Senato (come invece hanno annunciato), potrebbero infatti formare un nuovo gruppo a Palazzo Madama, nel quale verrebbero accolti anche gli altri tre pentastellati già espulsi (Marino Mastrangelo, Paola De Pin e Adele Gambaro) e che potrebbe attirare anche i tanti malpancisti nel Pd, soprattutto quelli che fanno capo a Pippo Civati. Su Facebook il senatore grillino Roberto Cotti ipotizza addirittura che gli scissionisti potrebbero essere una trentina e avverte che la decisione di espellere i 4 colleghi «è stata presa col voto di appena una quindicina di senatori (su 50) ed oltre 60 deputati che non conoscono nemmeno i nostri colleghi». Appello caduto nel vuoto, visto che i militanti penstastellati hanno consegnato alla Rete il loro verdetto inappellabile: 29.883 iscritti hanno deciso (i no sono stati 13.485) hanno confermato l’espulsione dei 4 senatori per lesa maestà a Grillo. Perché nel Movimento «uno vale uno» ma lui, orwellianamente, vale uno più di tutti gli altri messi insieme.

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