Porti chiusi al transito di armi, oggi lo sciopero dei lavoratori. Cagliari snodo della protesta contro la logistica bellica

Il Consiglio comunale ha approvato un atto contro la logistica bellica. Il giorno dopo i portuali fermano davvero i porti

Porti chiusi al transito di armi, oggi lo sciopero dei lavoratori. Cagliari snodo della protesta contro la logistica bellica

Il voto è arrivato. E ora le banchine si svuotano. Il Consiglio comunale di Cagliari ha approvato nei giorni scorsi un ordine del giorno che impegna sindaco e Giunta ad attivarsi contro il transito di armi nel porto cittadino, a chiedere iniziative per interrompere la movimentazione di materiali esplosivi e ad aprire un tavolo permanente di monitoraggio. Ventidue voti favorevoli, sei contrari, due astenuti. Il giorno dopo, i porti si fermano.

La coincidenza pesa. Perché dopo che l’aula civica ha messo nero su bianco un indirizzo politico, oggi i portuali incrociano le braccia contro l’uso delle infrastrutture per la logistica bellica. È uno sciopero coordinato, internazionale, che attraversa scali italiani ed europei. Lo slogan è semplice e operativo: i portuali rifiutano di lavorare per la guerra. Così la politica locale prova a tradurre quel rifiuto in atto istituzionale.

Un atto politico, una competenza limitata

L’ordine del giorno di Cagliari si muove in controtendenza con il bellicismo virale che attraversa il Paese. Richiama l’articolo 11 della Costituzione e la legge 185 del 1990 sull’export di armamenti, chiede una moratoria, invoca trasparenza e soprattutto propone un portale pubblico con report periodici sulle movimentazioni sensibili. L’Odg non promette poteri che il Comune non ha, ma indica una catena di responsabilità da attivare: Autorità di sistema portuale, Capitaneria, Prefettura, Dogane. È qui che l’atto si gioca la sua credibilità.

Il porto, infatti, resta materia statale, sotto l’ala del ministero guidato da Matteo Salvini. Le autorizzazioni non passano da Palazzo Bacaredda. Ma la pressione politica sì. Un Comune può chiedere accesso agli atti, pretendere chiarezza sulle procedure di safety e security, convocare tavoli, e può costringere gli enti competenti a rispondere. Può, soprattutto, rendere pubblico ciò che di solito resta opaco. È una leva politica, non amministrativa. E proprio per questo esposta alla prova del tempo.

Il contesto regionale rende l’iniziativa ancora più simbolica. In Sardegna il nodo è Rwm Italia, stabilimento di Domusnovas controllato da Rheinmetall, al centro di un confronto che intreccia promesse occupazionali e produzione bellica. Il porto diventa l’anello visibile di una filiera che spesso resta astratta. Spostare l’attenzione sulla logistica significa spostare il conflitto dal “se” al come e al dove.

Quando i portuali fermano la catena

Oggi quel conflitto prende forma nelle astensioni dal lavoro. A Genova, Trieste, Livorno, Ancona, Civitavecchia, Ravenna, Salerno, Bari, Palermo, Crotone, e in altri scali europei, i portuali denunciano l’uso dei porti come snodi militari e chiedono che le banchine non diventino infrastrutture di guerra. Le adesioni e le modalità variano, ma il segnale è unitario: la catena logistica può essere interrotta.

È qui che Cagliari è chiamata a scegliere se restare un precedente o diventare un caso. L’ordine del giorno prevede un tavolo permanente e strumenti di pubblicità. Senza atti successivi, resta un voto. Con atti successivi, diventa un metodo. La differenza è tutta nelle settimane che vengono: convocazioni formali, richieste tracciabili, dati accessibili, report periodici. È una sequenza amministrativa che misura la distanza tra l’indirizzo e l’esecuzione.

La pace, quando entra nei porti, smette di essere una dichiarazione e diventa una pratica. Oggi, nel giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi, i portuali hanno scelto la formula più netta: fermarsi. Cagliari ha scelto un’altra strada, ovviamente più lenta e istituzionale. Ma le due cose, per una volta, parlano la stessa lingua. Resta da vedere se il connubio locale possa diventare nazionale. La politica ha gli strumenti, serve solo la voglia di usarli.