Post-Pignatone, Roma adesso è il porto dei veleni. Tra esposti e indagini, si riapre la corsa ai vertici di Piazzale Clodio

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Che la sostituzione del procuratore capo Giuseppe Pignatone fosse difficile non c’erano dubbi. Ma ben pochi si sarebbero aspettati che sarebbe diventata l’occasione per una guerra tra toghe che va ben oltre il gradimento dei diversi candidati. Così mentre la scelta dell’erede da parte del Csm sembrava ormai dietro l’angolo, ad infiammare lo scontro sono state due distinte circostanze.

La prima è quella che vede protagonista il procuratore Stefano Rocco Fava il quale ha scritto al Csm per segnalare un presunto conflitto di interessi, in merito ad alcune importanti inchieste giudiziarie, di Pignatone e del procuratore aggiunto Paolo Ielo a causa delle attività professionali dei rispettivi fratelli.

La seconda è costituita dall’indagine per corruzione aperta a Perugia e da ieri giunta al Csm, dove sfocerà in un fascicolo, nei confronti del procuratore Luca Palamara. Si tratta del vertice della corrente Unicost delle toghe, la quale sarebbe pronta a sostenere il procuratore generale di Firenze Marcello Viola, candidato prescelto dalla corrente di destra Magistratura indipendente, nel ruolo di capo della Procura di Roma. Il tutto, secondo quanto fanno sapere fonti ben informate all’interno del Csm, in cambio dell’appoggio di Mi nella nomina dello stesso Palamara al ruolo di procuratore aggiunto nella Capitale.

Ad inguaiare il pm, come già anticipato a settembre 2018 da La Notizia, era stata un’indagine nata tra Roma e Messina che, coinvolgendolo, era finita in Umbria per competenza. Si tratta di un fascicolo per il quale erano stati arrestati l’avvocato Pietro Amara e l’imprenditore Fabrizio Centofanti. E proprio indagando su quest’ultimo i pm romani venivano a conoscenza dei rapporti che questi intratteneva con il pm.

GRANDE STUPORE
Avuta notizia dell’indagine che lo coinvolge, Palamara si è affrettato a spiegare che è sua intenzione chiarire la propria posizione e che: “Mai, e sottolineo mai, baratterei il mio lavoro e la mia professione per alcunché”.

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