Potenza, Napoli e ora Lodi. Uno scandalo a settimana colpisce il Pd. Se non è un piano poco ci manca

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Inutile girarci intorno. Magari parlare di complotto sarà esagerato. Ma con il ritmo di un’inchiesta a settimana, che mette nel mirino esponenti del Pd o membri del Governo, non sembra così sacrilego parlare di un accerchiamento nei confronti di Matteo Renzi. Il che richiama alla mente stagioni di grande dinamismo della magistratura, soprattutto in momenti cruciali della vita politica, che in molti speravano di essersi lasciati alle spalle. E che invece sono ancora vive e vegete. Il tutto con l’appoggio di giornali pronti a fare da sponda a qualsiasi inchiesta, anche la più fragile.

LA SEQUENZA – Su Potenza è stato scritto molto. L’inchiesta su petrolio e dintorni per ora è assurta agli onori della cronaca solo per le dimissioni dell’ex ministra dello Sviluppo Federica Guidi, peraltro nemmeno indagata. In attesa che la magistratura finisca, l’indagine è uscita dai radar della stampa. Ma è appena il caso di ricordare come i dettagli fossero ampiamente usciti sui giornali a pochi giorni dal referendum sulle trivelle. Un modo per cercare di orientare voto e partecipazione, evocando il petrolio? Per molti osservatori la risposta è assolutamente affermativa. Poi è stata la volta dell’inchiesta della procura di Napoli sul presidente del Pd campano, Stefano Graziano. Anche qui accostamenti tra l’ex parlamentare e attività svolte per palazzo Chigi che però affondavano le radici all’epoca di Enrico Letta presidente del consiglio. E pure in questo caso, non appena l’inchiesta passa un po’ di moda sui giornali, forse perché dalle procure non arrivano più brogliacci e mezzi brogliacci da riversare nei vari articoli, ecco arrivare la terza inchiesta. Questa volta da Lodi, da dove piomba la notizia dell’arresto del sindaco Simone Uggetti, per un’ennesima presunta appaltopoli. E il solito accostamento ai vertici del Pd, in questo caso come profilo molto legato a quello del vicesegretario Lorenzo Guerini. Insomma, proprio mentre Renzi annuncia la scommessa delle scommesse, ovvero la campagna per il sì al referendum sulla riforma Boschi della Costituzione, arrivano i soliti avvisi al navigante pere via giudiziaria. Il tutto trasformato in prime pagine di giornale che suggeriscono un legame tra le inchieste e una riforma costituzionale che così diventa nefasta.

IL CASO – Ieri, tanto per dire, Il Fatto Quotidiano ha aperto l’edizione con il seguente titolo: “In galera un altro futuro senatore, il sindaco di Lodi”. Il riferimento è a un passaggio decisivo della riforma Boschi, ovvero il Senato dei 100 che sarà composto da sindaci e consiglieri regionali. Un modo per dire, allora, che la riforma è fallimentare perché favorisce il passaggio al Senato di politici locali arrestati o indagati. Ma così facendo ci si presta a strumentalizzare in chiave anti-Renzi un’inchiesta che sulla carta dovrebbe avere scopi del tutto diversi. Eppure non mancano argomenti tecnico-giuridici sulla base dei quali si potrebbe provare a smontare la riforma, molti dei quali peraltro trattati dallo stesso Fatto Quotidiano nei mesi scorsi. Rimane netta l’impressione che utilizzare le inchieste per questo fine, unitamente al loro sbocciare ormai sempre più frequente, sia quantomeno sinonimo di una morsa che si cerca di stringere intorno al governo di Renzi per via extra politica ed extraparlamentare.

Twitter: @SSansonetti

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